Brunetta, ‘Salvini? Uniti si vince. Ma centrodestra lepenista sarebbe regalo a Renzi’

Renato Brunetta

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a "Italia Oggi", esordisce parlando di Angela Merkel, ieri presente al Parlamento tedesco, dove si e’ votata "la terza tranche degli aiuti alla Grecia". "E’ vergognoso che il Parlamento italiano non sappia ancora niente" degli accordi Ue-Grecia, "perche’ Renzi, su questa vicenda e’ sempre scappato. Lui fugge sempre dalle Camere quando ci sono i problemi".

Renzi "viene in Parlamento solo per violentarlo coi voti di fiducia, col prendere o lasciare, con lo spettro delle elezioni. Beh, questo metodo non e’ piu’ accettabile. Anche perche’ il premier oggi e’ maledettamente in crisi, tanto che si parla gia’ del dopo-Renzi".

"Tenga conto che 176 senatori, di cui 28 del Pd, hanno presentato emendamenti alla riforma del Senato, sulla questione delle elettivita’, ed altri hanno gia’ chiesto modifiche all`Italicum, con l`introduzione del premio alla coalizione e non alla lista. E se lei somma senatori del centrodestra e quelli del M5s, vedra’ che Renzi al Senato e’ gia’ sotto di 40 voti. Per molto meno Silvio Berlusconi, nel novembre del 2011, fu convocato al Quirinale e gli furono richieste le dimissioni, perche’ il presidente del Consiglio deve avere la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento".

Brunetta parla anche del futuro possibile del centrodestra: “Il cantiere per il centrodestra e’ di programmi e anche di regole. Facciamo le primarie di coalizione, quelle serie, non come quelle imbroglione del Pd. E allora, se a Milano vincesse il mio amico Paolo Del Debbio, vedrebbe che poi il centrodestra riprenderebbe Palazzo Marino. E se Alfio Marchini fosse disponibile, vinceremmo anche a Roma". Non prevarrebbe il M5s, se si votasse nell`Urbe? "Nooo, vincerebbe Marchini, si fidi".

Primarie di coalizione alle amministrative, dunque locali, perche’ se tornasse il Cavaliere in campo, riabilitato, non ci sarebbero gazebo per quelle nazionali. Oppure lei immagina un Berlusconi, nel ruolo di padre nobile, e un candidato scelto con le primarie? "Ah questo bisognerebbe chiederlo a lui. Anche se in cuor mio la risposta ce l`avrei, cosi’ come ce l`avrebbero gli Italiani. Ridiamogli l`onore, il resto verrà dopo", sottolinea Brunetta.

Comunque se si andasse al voto "conta che vinca il centrodestra, per salvare l`Italia dal renzismo dilagante. Se succede, e con Renzi a picco e un Pd dilaniato non avrei dubbi, anche una Lega forte andrebbe bene. Perché comunque anche Forza Italia lo sarebbe, non ho preoccupazioni al riguardo. Se poi, nel frattempo, la Corte europea per i diritti dell`uomo-Cedu concedesse la totale riabilitazione di Berlusconi e la sua rieleggibilità, ne avrei ancora di meno”. “E comunque, come dico sempre io, ‘uniti si vince’. E parlo di tutto il centrodestra, compresi Fratelli d`Italia ovviamente". Anche Verdini? "Verdini non è mai stato famoso come portatore di voti, semmai di intelligenza. E lo dico con rispetto".

"Tutte le analisi e i flussi elettorali dicono che non abbiamo dato voti a Renzi, nelle ultime consultazioni, e che semmai il nostro elettorato s`è preso una pausa di riflessione. Io sono convinto che per il centrodestra, Salvini sia una risorsa: il suo linguaggio, la sua franchezza, anche certe sue semplificazioni, siano un valore. E così anche certe proposte culturali, certe posizioni sull`Europa. Noi siamo sempre stati distanti, come la Lega, dal burocratismo, da certi eccessi della moneta unica, della Banca centrale, agli egoismi della Germania. E il centrodestra deve essere un grande cantiere, dove c`è posto per tutti. Le dissonanze, come mostrano i grandi partiti americani, sono positive, e se devo fare una critica all`amico Salvini, è proprio quella del tono unico: se il centrodestra diventasse lepenista, Renzi governerebbe per altri 20 anni".

Come si riconquista il voto in attesa? "Tornando a parlare a quel ceto medio fatto di artigiani, commercianti, professionisti, dipendenti delle piccole imprese, lavoratori statali che vogliono il merito e non il clientelismo, un ceto da sempre maggioritario in Italia. Questo ceto, colpito dalla crisi, senza nessuna garanzia, senza nessuna cassa integrazione, è arrabbiato e vuole che l`Italia riparta. Bisogna dargli voce e l`uscita dalla crisi", che passa per "una Germania che smetta di essere egoista, come d`altra parte i trattati europei le imporrebbero e che accetti la reflazione, e , in Italia, dalle riforme fiscali ed economiche necessarie, non le pippe di potere di Renzi", conclude Brunetta.