Brexit, Ungaro (Pd): “Con Johnson tutto è possibile”

“Oltre 10 anni fa era infatti a favore dell'UE, addirittura anche dell'entrata della Turchia in Europa, per poi diventare il maggiore

“Per calcolo politico il neo premier Boris Johnson nella sua carriera ha cambiato opinione molto spesso possiamo quindi aspettarci di tutto dal nuovo Governo di Sua Maestà. Ondivago anche su temi molto importanti per il suo Paese, prima fra tutte la questione Brexit”. Così dichiara l’On. Massimo Ungaro, deputato del PD eletto nella Circoscrizione Estero.

“Oltre 10 anni fa – continua Ungaro – era infatti a favore dell’UE, addirittura anche dell’entrata della Turchia in Europa, per poi diventare il maggiore sostenitore della Brexit nel partito Conservatore durante la campagna referendaria del 2016, senza farsi scrupoli ad usare menzogne e bugie, come quando girava il paese con un bus dal quale denunciava il pagamento di 350 milioni di sterline dal Regno Unito all’Unione Europea ogni settimana, una cifra falsa. Per opportunismo politico ha sempre cambiato opinione pur di fare carriera: ha scelto di sostenere la Brexit quando capì che la maggior parte degli iscritti del Partito Conservatore erano a favore della Brexit. Ora da Primo Ministro a gran voce promette il “no deal”, lo scenario di gran lunga peggiore per il Regno Unito, l’UE e soprattutto per gli europei e gli italiani residenti in Gran Bretagna. “Ma non vivrà – conclude Ungaro – solo di tattica: dovrà in effetti fare i conti con un Parlamento che varie volte ha votato contro l’uscita senza accordo: quindi delle due l’una, o i parlamentari cambieranno idea, o Johnson sarà il terzo premier di Sua Maestà a cadere proprio sul tema Brexit. Fa preoccupare infine che come il destino di un grande Paese, membro del G7 e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in un momento così delicato della sua storia, sia stato lasciato alla decisione di 150.000 membri del Partito Conservatore quando sarebbe stato meglio, data la gravità della situazione, ridare la parola ai cittadini sia con elezioni anticipate o con un secondo referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea”.