Berlusconi e Alfano, le strade si separano – di Mario Galardi

La ricerca di un compromesso portata all’estremo, non è più moderazione, ma si trasforma in inazione e si traduce in sconfitta. Dopo quanto era già accaduto prima del voto di fiducia, mentre scriviamo sembra purtroppo inevitabile che nel PdL si arrivi alla rottura. Ci riesce difficile comprendere le ragioni delle cosiddette “colombe”. Ci sono almeno due punti, a nostro avviso, da tenere presenti.

Il primo, è che il governo Letta era nato come governo “di scopo” e non di legislatura, come ora invece sembrano sostenere Alfano e i suoi amici. E chi ne dubita, si vada a rileggere le dichiarazioni programmatiche. Alla luce di questo, e considerando che, dopo due anni di governi Monti e Letta, l’Italia sta peggio di prima, appare poco giustificato l’attaccamento ai loro incarichi governativi dell’ala alfaniana del Pdl. La riscrittura della legge elettorale e le altre riforme non stanno facendo passi avanti, e l’ottimismo di alcuni circa un’uscita dalla crisi viene confutato da tutti gli indicatori economici, come le autorità monetarie e la stessa UE stanno evidenziando. Perchè allora tanta caparbietà, al costo di una scissione, nel restare attaccati a quegli incarichi di governo, ottenuti grazie proprio a Berlusconi?

Il secondo punto è che, in merito alla decadenza da senatore, risulta francamente inaccettabile il comportamento del Pd che, dai lavori in commissione fino ad arrivare alla decisione di votare a scrutinio palese, ha manifestato un’inflessibile volontà di eliminare politicamente colui che è il capo del partito alleato. Come si può mantenere un accordo politico con coloro che si accingono a votare la decadenza, sapendo oltretutto che comunque sono alleati a termine?

In merito alla decadenza, bene ha fatto Vittorio Feltri a ricordare che, a parte la nostra Costituzione e l’irretroattività delle leggi, perfino lo Statuto Albertino indicava la supremazia del potere politico e stabiliva anche la necessità dello scrutinio segreto nell’esercitarlo.

Al punto in cui siamo arrivati, sembra quindi che a Berlusconi toccherà per la terza volta una amara e difficile attraversata nel deserto, durante la quale sarà un più facile bersaglio per i pm d’assalto. Anche se lo speriamo, non sappiamo se ne uscirà ancora una volta alla grande. Le condizioni sono peggiorate sotto tutti gli aspetti, e gli anni non passano invano. Ma gli obiettivi che lui da sempre ha indicato per la ripresa dell’Italia, restano validi e intatti. O forse dovremmo cercarne degli altri, che appartengono a visioni antagonistiche e a storie politiche differenti?

Appartengono oggi alla sinistra, il presidente della Repubblica, i presidenti della Camera e del Senato, la maggioranza dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, tutti i nuovi senatori a vita. Manca per loro il tassello più importante. Fatto fuori, politicamente parlando, Berlusconi, pensano che non avranno più nessun ostacolo all’esercizio del potere. Come nel 1994, nel 2001, e nel 2008, è ancora e sempre Berlusconi che dovrà sostenere le posizioni di centrodestra, perchè è facile prevedere che, con una rottura, il “quid” di Alfano non risulterà rafforzato, e che lui, Cicchitto e compagni, non troveranno una sponda migliore di quella di cui fin qui hanno goduto.

Una scissione solo comporterà l’indebolimento del centrodestra. Se questo però è inevitabile, allora che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. La ricerca di un compromesso portata all’estremo, non è più moderazione, ma si trasforma in inazione e si traduce in sconfitta. Vogliamo sempre sperare che la coerenza nella politica, alla lunga, possa premiare più dei tatticismi e della ricerca di risultati di breve termine. E l’augurio è che lo pensino, e se lo ricordino, anche la maggioranza degli italiani.