Berlusconi condannato, è persecuzione: subito al voto – di Andrea Di Bella

Foto LaPresse FOTO DI REPERTORIO 08/05/2013 E ora Berlusconi affonda la Convenzione Italian Premier Silvio Berlusconi reacts at the end of his address at the People of Freedom party meeting in Rome, Sunday, Sept. 12, 2010. Berlusconi will speak to parliament at the end of the month in a highly anticipated address that could determine the fate of his government. The speech will be Berlusconi's first major parliament appearance since he split with longtime ally Gianfranco Fini. The split potentially deprived Berlusconi of his once-solid parliamentary majority, leaving the fate of his government uncertain. (AP Photo/Gregorio Borgia)

Le questioni sono due: o è necessariamente come dice la Procura (si vedrà in Cassazione), oppure Silvio Berlusconi è realmente l’uomo politico più perseguitato dalla Giustizia nella storia non d’Italia, ma del mondo intero. In appello il Cavaliere è stato condannato a quattro anni di reclusione (di cui tre indultati) e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Tanto per intenderci, è quest’ultima la condanna che lascia sgomenti corpo elettorale e lo stesso Berlusconi: vogliono impedirgli di tornare al Governo e di essere eletto nelle Istituzioni almeno per cinque anni, questa è la verità. L’uomo più votato nella storia repubblicana, messo all’angolo dai magistrati per fatti che in taluni casi rasentano perfino l’incredibile, su cui pesano le stesse dichiarazioni del leader del centrodestra, si dice “totalmente estraneo alle vicende fiscali di Mediaset per fatti avvenuti dopo la mia discesa in campo”. Tanto per intenderci, anche il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, risultava condannato in primo grado. Lui è stato assolto in appello, insieme a tutti gli altri imputati. Berlusconi condannato.

Il processo Mediaset non è altro che un filone di un altro processo, All Iberian, che vide Berlusconi uscirsene con le mani profumate, dato che fu assolto con formula piena. Verosimilmente, i magistrati questo lo capirono ancora prima della sentenza di assoluzione, e cercarono di colpirlo da un’altra parte: i diritti televisivi delle sue televisioni, a proposito dei quali l’ex presidente del Consiglio (all’epoca dei fatti capo del Governo), ne avrebbe ordinato un rialzo del prezzo per farci la cresta, per intascare più denaro. La cresta avveniva, secondo l’ipotesi accusatoria, in modo illegale: Mediaset non comprava i diritti tv ma li acquisiva da società offshore in paradisi fiscali (Century One e Universal One e altre come la Wiltshire Trading e la Harmony Gold), che se li erano precedentemente venduti tra loro facendo lievitare il prezzo ad ogni passaggio. La differenza tra il valore reale e quello finale consentiva di mettere da parte, sempre secondo l’accusa, dei fondi neri. Berlusconi avrebbe messo da parte in questo modo qualcosa come 280 milioni di euro frodando non solo il fisco, ma anche i suoi stessi azionisti. Una tesi così sconclusionata e pretestuosa da essere ritenuta incredibile perfino da alcuni oppositori politici del Cavaliere, che nei giorni scorsi in privato avrebbero commentato con ironia ed incredulità una condanna anche in secondo grado per l’ex presidente del Consiglio.

Per di più, i giudici non si sarebbero nemmeno potuti esprimere né in primo né in secondo grado, per il semplice motivo che su questo procedimento è tuttora pendente la decisione della Corte Costituzionale su un conflitto di attribuzione con la Camera: l’allora presidenza di Montecitorio si rivolse alla Consulta dopo che il tribunale di Milano, nel marzo 2010, aveva rifiutato il rinvio di una delle udienze nonostante Berlusconi fosse impegnato in attività di governo nel ruolo di presidente del Consiglio dei Ministri. E’ molto raro che un Tribunale emetta sentenza senza che la Consulta abbia ancora deciso su un passaggio del procedimento che giunga in aula. Non ci sono obblighi in tal senso, ma la procedura è ormai diventata prassi consolidata e vorrebbe che i giudici, in attesa di una decisione che riguardi un processo interno da parte della Corte Costituzionale, proseguano i lavori fino a sentenza, ma che a quella si fermino senza procedere oltre. Così non ha fatto il collegio della prima sezione penale del Tribunale di Milano, nel 2012, che inflisse la pena in primo grado al Cavaliere. Stessa cosa ha fatto ieri la Corte d’Appello: non si è attesa la pronuncia della Consulta. Lo Stato contro lo Stato. Il motivo è presto detto: il processo per i diritti Mediaset è a rischio prescrizione. Ed è lo stesso Edoardo d’Avossa – che presiede il processo Mediaset dopo un’applicazione da parte del Csm – ad aver dichiarato quanto segue durante la videoconferenza con due testimoni per via di una rogatoria internazionale. Disse d’Avossa: “Questo è un processo a rischio prescrizione, non ci possiamo bloccare sulla rogatoria, che non si può rinviare”. L’obiettivo era ed è quello di non perdere tempo, quindi, e andare a sentenza in tempi rapidi. L’obiettivo era e resta la condanna mediatica, ancor prima che quella giudiziaria. Intendono distruggere Silvio Berlusconi agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed internazionale come fu durante le vicende sulle presunte escort di Palazzo Grazioli e Arcore. Per non parlare del sig. d’Avossa: condannò il Cavaliere in un altro processo nel 1998, salvo poi essere Berlusconi dichiarato innocente in Cassazione. Lo disse lo stesso Berlusconi che non si fidava del presidente della Corte: “E’ molto prevenuto contro di me e non rispetta la Cassazione, perché anche nel ‘98 una sua sentenza contro di me è stata abrogata dalla Cassazione che mi ha assolto con formula piena, o forse in tutto questo si devono trovare motivazioni di natura politica”. Sarà, ma ditemi voi se questa sembra o no una persecuzione.

Immediatamente dopo la sentenza di secondo grado al processo Mediaset, “nessuna ripercussione sul governo”, fa sapere Berlusconi. Pare una visione bislacca, si è costretti però a dire. Il governo è in piedi proprio per volere del Popolo della Libertà, nel frattempo tornato ad essere il primo partito italiano in tutti i sondaggi diffusi dall’indomani il voto politico di fine febbraio scorso. Il problema è questo: da un lato il fortissimo consenso dell’opinione pubblica rinsaldatosi attorno al Cavaliere (che se si andasse al voto tornerebbe al Governo), dall’altra parte un pezzo di Magistratura che rema ella stessa contro lo Stato. E’ inevitabile che, a questo punto, nemmeno Berlusconi può esimersi dal trarne le conseguenze di fronte al Paese: eliminazione immediata e senza più perditempo dell’Imu sulla prima casa, via la fiducia all’esecutivo di Enrico Letta e ritorno al voto giù subito dopo l’estate, anche a settembre o inizio ottobre.

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