Berlusconi, ‘solo una politica moderata e liberale può battere la sinistra’

“Mi dicono tutti che gli umbri non ne possono più di un sistema di potere soffocante che da mezzo secolo governa la Regione. Il ricambio in democrazia è salutare, e noi siamo in condizione di offrire all’Umbria un cambiamento serio e credibile". Così Silvio Berlusconi, in una intervista al Giornale dell’Umbria, sulla corsa del candidato di centrodestra, Claudio Ricci, alla guida della regione Umbria. E sottolinea che "per merito" del sindaco di Assisi questo Comune "è un caso, probabilmente unico, di città nella quale le addizionali comunali all’Irpef sono pari a zero". Quindi aggiunge: "Offriamo all’Umbria un progetto serio, ci rivolgiamo alla testa della gente, non alla pancia, non promettiamo cose irrealizzabili, tutto e subito, ma obbiettivi a due-tre anni, concreti e verificabili. Una cosa però la faremo subito, a partire dal giorno in cui avremo vinto: apriremo le porte della regione, che per anni la sinistra ha gestito come se fosse casa sua, e che invece appartiene a tutti i cittadini. Dunque trasparenza, coinvolgimento, opportunità per tutti. Gli stessi criteri di buon governo che Ricci ha dimostrato ad Assisi e che altri nostri amministratori, per esempio il sindaco Romizi a Perugia, dimostrano ogni giorno, dopo aver posto fine a decenni di amministrazioni rosse".

In una intervista al Giornale Silvio commenta l’addio di Fitto: “Non mi occupo dei turbamenti di Fitto: mi dispiace solo che un giovane come lui sia prigioniero delle logiche della politica più vecchia, quella dei notabili e dei trasformismi". E in merito ad una nuova figura per guidare il centrodestra l’ex premier chiarisce: "I leader non nascono dalle primarie, De Gasperi, Craxi e – se mi consente – Berlusconi, non hanno avuto bisogno di primarie. E non si creano neppure per cooptazione o investitura. Gli eredi esistono solo nelle monarchie. Il futuro leader del centrodestra, chiunque sarà, dovrà dimostrare nei fatti, con il consenso, di essere capace di aggregare forze diverse ma compatibili. Dovrà essere un uomo di centro, un moderato, un liberale, perché è solo con una politica moderata e liberale che si batte la sinistra, anche quella in versione moderna e immobilista di Renzi. Dovrà essere una persona che ha dimostrato di saper fare, realizzare, costruire, non un professionista della politica che è sempre vissuto solo di parole come Renzi. Quando ci sarà, emergerà naturalmente".

Ancora al Giornale dell’Umbria: "Alcuni statisti di grande levatura, Konrad Adenauer, Robert Schuman, il nostro Alcide De Gasperi, ebbero una grande, lungimirante intuizione: solo se unita, e saldamente schierata dalla parte della libertà, l’Europa avrebbe potuto conservare un ruolo. L’Europa politica, insomma, un grande spazio di libertà e di solidarietà in nome di valori comuni, di una storia comune, di comuni interessi geo-politici. Non pensavano davvero, quegli statisti, a un’Europa come quella che si è realizzata, governata da burocrati, fatta di regole ottuse, di vincoli miopi, di egoismi nazionali. Un onere, invece che un’opportunità. E’ molto triste, per chi ci ha creduto davvero. Se l’Europa non cambia strada, non ha futuro". E aggiunge: "Il ritorno alla lira sarà inevitabile, che lo si voglia o no, se l’Europa continuerà ad agire come ha fatto in questi anni di crisi, ponendo regole e comportamenti che hanno aggravato la situazione di paesi come l’Italia. L’Euro è un’idea giusta, nata e gestita in modo sbagliato. Devo dare atto che negli ultimi mesi qualcosa sta cambiando, grazie soprattutto a Mario Draghi, che – è bene ricordarlo – sono stato io ad imporre alla guida della Bce, bloccando il candidato della signora Merkel, che era il presidente della Bundesbank. Draghi naturalmente da solo non può fare miracoli, ma ha compiuto due scelte importanti, quella di svalutare l’Euro così da favorire le esportazioni, e quella di immettere liquidità nei mercati. Sono due scelte che vanno esattamente nella direzione che noi avevamo indicato. La conseguenza è che l’Europa è finalmente in ripresa, dopo anni di crisi: tutta l’Europa, tranne l’Italia e pochissimi altri paesi. Forse Renzi dovrebbe riflettere su questo".