“Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni non è un uomo particolarmente noto per il coraggio. Prova ne sia che in oltre 60 anni, 14 dei quali trascorso in Parlamento, fino a ieri nessuno si era mai accorto di lui. Inspiegabilmente, qualche giorno fa, il numero uno della Farnesina ha dimostrato di avere fegato, dichiarando pubblicamente che tra i profughi in arrivo in Italia si possono nascondere anche dei terroristi islamici”. Inizia così l’editoriale di Maurizio Belpietro sul quotidiano “Libero” di domenica 25 gennaio.
“Nulla di sconvolgente – continua il direttore -, ma qualcosa di rivoluzionario per un ministro appartenente ad un governo che ha deciso di mettere la sordina ai rischi di infiltrazioni degli integralisti. Infatti, dopo aver dichiarato che l’Italia non è in grado di controllare che intenzioni abbiano le persone giunte sulle nostre coste, Gentiloni si è subito pentito, rimangiandosi ciò che aveva appena detto e assicurando che chi sbarca nel nostro Paese non è pericoloso e dunque non c’è motivo di allarmarsi”.
Commenta ancora Belpietro: “peccato che la strategia della distensione, che poi è l’anticamera di quella della sonnolenza, ieri abbia incontrato un improvviso ostacolo. Il Presidente dell’Assemblea Costituente di Tripoli, cioè il rappresentante di ciò che resta del tentativo di trasportare in Libia la democrazia, Ali Tarhouni, ieri ha dichiarato che l’Isis, o per meglio dire la succursale dei tagliagole di Al Bhagdadi aperta dalle parti di Bengasi, organizza gli sbarchi provenienti dalla Libia. Secondo l’uomo politico, cellule di terroristi islamici addirittura gestirebbero il traffico dei profughi provenienti dalle vicine coste di Tripoli. In pratica, secondo l’ex ministro delle Finanze e del petrolio, con i barconi, oltre a migliaia di persone affamate e impaurite che fuggono dai loro paesi, rischiamo di portarci in casa qualche kamikaze pronto ad immolarsi per la causa del Jihad”.
Insomma, più o meno proprio “quello che aveva detto l’altro giorno Gentiloni, il quale però se l’era immediatamente rimangiato, smentendo ciò che gli era scappato di dire e assicurando agli italiani che l’approdo dei barconi carichi di immigrati non costituisce alcun rischio per la sicurezza nazionale. Va da sé che le cose non stanno così”.
Intanto, “mentre Gentiloni nega ciò che ha detto il giorno prima, gli segnaliamo un altro possibile accesso per i terroristi. Questa volta non ci sono di mezzo i barconi e i profughi che giungono via mare, bensì gli stranieri che entrano regolarmente in Italia pur essendo in possesso di documenti falsi”.
LA DENUNCIA “Secondo la denuncia del sindacato di polizia, ogni anno a Malpensa sbarcano dagli aerei circa 1.000 persone che non sono in possesso di regolare i documenti di ingresso. Tuttavia – osserva il direttore di ‘Libero’ -, invece di essere arrestati all’istante perché esibiscono documenti falsi (così come prevede il codice di procedura penale), i suddetti signori vengono denunciati a piede libero. In pratica, vengono accolti in Italia con la sola raccomandazione di presentarsi di lì a qualche giorno di fronte alle autorità. Ovviamente non tutti lo fanno, ma anzi in molti si rendono uccel di bosco, così non si sa più dove rintracciarli”.
CHE DIO CE LA MANDI BUONA “La giustificazione del perché nonostante la legge lo prevede i clandestini non vengono immediatamente arrestati è disarmante: carenza di personale. Dunque, non disponendo di poliziotti che prendono in consegna chi esibisce documenti falsi, si spalancano le porte, confidando nel fatto che una volta accolto lo sconosciuto non imbracci qualche arma e non decida di intraprendere la sua guerra santa”. La conclusione di Belpietro? “Auguriamoci che Dio ce la mandi buona”.






























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