Mentre cresce in Argentina l’angoscia per il timore di un lunedi’ nero, con un nuovo crollo del peso e milioni di risparmi bruciati in poche ore, la presidente Cristina Fernandez de Kirchner – di fatto assente dalla scena politica da settimane se non da mesi – lascia il paese proprio in queste ore drammatiche. Nella calle Florida e nelle altre strade della ‘city’ finanziaria di Buenos Aires ormai gia’ da tempo sono spuntate le ‘cuevas’ (caverne, grotte), uffici nei quali avere dollari ed euro a un cambio molto piu’ conveniente del tasso ufficiale. Ma la differenza tra la quotazione ufficiale e quella parallela, che gli argentini chiamano ‘blue’, e’ sempre piu’ consistente. Gli eventi e gli annunci di questi due giorni di quella che per il Paese e’ stata una settimana di fuoco potrebbero pero’ far cambiare tante cose non solo nelle ‘grotte’ dei cambi o per il ‘blue’, ma piu’ in generale nei mercati. E nella vita, quella di tutti i giorni, di milioni di argentini. Oltre a quelle economiche, la notizia piu’ seguita oggi e’ il viaggio a Cuba di Cristina Fernandez de Kirchner. E’ giunta oggi all’Avana, con largo anticipo (tre giorni) rispetto all’apertura di un vertice latinoamericano.
La ‘presidenta’ sara’ quindi in questi giorni lontana da Buenos Aires, e la missione – rilevano i media – avviene nel mezzo di una crisi economica dall’esito imprevedibile. Quella di lunedi’ sara’ infatti un’apertura da brividi per i mercati. A dominare e’ una grande incertezza per il futuro. "Il dollaro non cede e cresce la ‘incertidumbre’ ", sottolinea appunto il quotidiano anti-kirchnerista La Nacion. "C’e’ molta confusione, non riusciamo a capire cosa intenda fare il governo. Di certo per ora i miei risparmi in dollari me li tengo stretti", afferma l’impiegato Silvio Perez, raccontando cosi’ quello che e’ l’atteggiamento in queste ore di chi – classe media e ceti meno abbienti – ha puntato tutto proprio sui risparmi nel biglietto verde.
"Io sono preoccupato soprattutto per l’inflazione che e’ ormai al 28-30%, sara’ difficile fermare la rincorsa prezzi-salari. In questo Paese i primi salgono con l’ascensore ma quello che noi guadagniamo sale per le scale", afferma invece Paola Rodriguez, titolare di un negozio che ha piu’ volte ritoccato i propri prezzi di vendita. A causa dell’ormai storica debolezza della moneta nazionale, c’e’ una vera ‘passione’ per il biglietto verde, considerato l’unico rifugio sicuro di fronte alle oscillazioni dei mercati e a eventuali cadute, non solo valutarie. Analisti e la gente per strada sottolineano che in fondo ogni 10-12 anni, per una ragione o per un’altra, il Paese subisce uno scossone trascinato appunto da crisi economiche (iperinflazione), colpi di Stato e dittature (l’ultima si e’ chiusa nel 1982), guerre (Falkland/Malvinas). Molti sono i segnali della fine di un lungo ciclo politico: la speranza di tanti argentini e’ quella di entrare in una fase di transizione ordinata. Anche perche’, ricorda il governo, l’economia reale ha frenato, ma a differenza di quanto avviene in Europa continua a crescere: le previsioni ufficiali per il 2014 sono di un incremento del 5,1%.





























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