Alfonso Sabella: “Su Ostia avevo ragione, è una città mafiosa”

“Ecco perché due volte andai a Ostia armato. La politica deve avere il coraggio di fare scelte impopolari”, dice il magistrato

Alfonso Sabella, magistrato, già commissario del X Municipio a Roma, ha detto la sua a Radio Cusano Campus su quanto accaduto ieri a Ostia: “Non sono sorpreso di quello che è successo ieri. Nel 2015 quando dicevo che Ostia mi ricordava Corleone mi prendevano in giro. Io ho sempre distinto Ostia dal resto di Roma nella misura in cui dicevo che Roma è fondamentalmente una città corrotta, Ostia è fondamentalmente una città mafiosa. Le mafie sono presenti a Ostia con tutte le caratteristiche tipiche delle organizzazioni mafiosi del Sud”.

“Si diceva solo una settimana fa che era stata creata una fantasiosa mafia litorale, commercianti e sindacati negavano che esistesse la mafia a Ostia. Fa comodo dire che la mafia a Ostia non esiste. Mi dispiace che oggi la politica non intervenga su questo aspetto”.

“Non è possibile delegare tutto alla magistratura. Appena arrivato a Ostia ho subito chiuso la palestra di Roberto Spada e schiodato Vito Triassi dalla spiaggia. Dopo ad aver fatto queste operazioni, mi trovo ad essere indicato come mafioso. Nella relazione che il Movimento Cinque Stelle ha presentato in pompa magna in Campidoglio il 7 settembre 2015, quel giorno c’erano tutti, la Raggi, Frongia, De Vito, i mafiosi venivano considerati Ciotti, Sabella, Federica Angeli. Agli Spada veniva dedicata mezza paginetta. La politica deve avere il coraggio di fare scelte impopolari, non si può parlare di mafia e fare l’applauso alle forze di polizia dopo che tu ti sei tirato indietro e sei stato dalla parte sbagliata per tanto tempo”.

Alfonso Sabella è amareggiato: “All’epoca sono rimasto totalmente solo, si parla di due anni fa, non di una vita fa. Nel mio tentativo di riportare la legalità a Ostia sono stato osteggiato da tutti. Ora sono amareggiato, perché scopro che la realtà è quella che avevo immaginato. A Ostia l’odore di mafia era forte, molto forte, l’avevo avvertito nel primo momento in cui c’ho messo piede. Sono stato seguito, pedinato. Un paio di volte sono andato ad Ostia armato, avevo un autista del comune che aveva paura, un paio di volte mi sono portato la pistola. Non perché volessi fare lo sceriffo, ma perché sono stato pedinato, miei collaboratori furono minacciati, il direttore del municipio si trovò i vetri dei finestrini spaccati, Silvia Decina si vide tirare dalle finestre cicche di sigarette accese e oggetti vari, la direttrice dei servizi sociali ha subito un tentativo di violenza sessuale, sto parlando del periodo che va da marzo ad agosto del 2015. Ora sono molto amareggiato nel vedere chi si spella le mani ad applaudire le forze di polizia, quando due anni fa stava chiaramente dalla parte sbagliata”.