"La gente mi ha sempre chiesto cosa volevo sulla mia tomba. La mia risposta: ‘Uno che ci ha provato’". Mario Cuomo, il primo governatore italoamericano dello Stato di New York, figura leggendaria della politica newyorkese e non solo, se ne e’ andato ieri notte all’eta’ di 82 anni. Per ironia del destino, sei ore dopo il giuramento del figlio Andrew per il secondo mandato da governatore dello stesso Stato che lui guido’ dal 1983 al 1994. Progressista e cattolico convinto, Cuomo sali’ alla ribalta come figura centrale del Partito Democratico, che lo esorto’ piu’ volte a correre per la Casa Bianca. Lui tentenno’, fino a salire sull’elicottero con destinazione New Hampshire per iscriversi alle primarie. Ma alla fine disse ‘no’, in un’indecisione che gli valse il soprannome di ‘Amleto dell’Hudson’.
Odiava la politica, "un mestiere sporco" lo definiva, ma di cui era anche maestro spietato, complice la sua formazione legale e la sua oratoria che ha ispirato molti, anche l’attuale sindaco di New York, Bill De Blasio. Proprio De Blasio ha annunciato bandiere a mezz’asta in citta’ per un mese per onorare "un gigante". Barack Obama lo ha ricordato invece come "un campione di valori progressisti, una voce risoluta per la tolleranza e l’equita’". Anche se i politici, come diceva, fanno campagna elettorale con la poesia e governano in prosa, Cuomo voleva un’amministrazione che si prendesse realmente cura di chi aveva bisogno, un obiettivo per il quale ha lavorato senza tregua. E che lo ha portato a criticare apertamente la ‘Reaganomics’, la politica economica dell’allora presidente Ronald Reagan.
Nel 1994, durante la convention democratica, demoli’ la visione dell’America come "citta’ luminosa sulla collina" di Reagan e parlo’ di una "nazione con due citta’", quella dei ricchi e quella dei poveri. Immagine alla quale di recente ha fatto riferimento proprio De Blasio. Non risparmio’ neanche George W. H. Bush: incoronando Bill Clinton candidato democratico, Cuomo rivolgendosi all’allora presidente gli consiglio’ di farsi da parte. "E’ il momento di cambiare. E’ il momento di qualcuno abbastanza smart, forte abbastanza e abbastanza sicuro per guidare. Il ‘Comeback Kid’. Una nuova voce per l’America". Un appoggio a Clinton forte, anche se in precedenza non erano mancati gli attriti, rivelati da alcune registrazioni telefoniche nelle quali Clinton si riferiva a Cuomo come a "un mafioso". Anche l’ex governatore aveva d’altra parte le sue diffidenze verso Clinton, del quale non apprezzava la filosofia della ‘triangolazione’ politica. Un rapporto difficile insomma, dimostrato dal ‘no’ di Cuomo alla possibilita’ di essere nominato da Clinton uno dei saggi della Corte Suprema.
Contrario alla pena di morte e ‘tormentato’ sull’aborto (personalmente contrario, ma convinto di non volere e potere imporre le sue convinzioni personali al resto del mondo), Cuomo nacque nel Queens da una famiglia di immigrati italiani di cui era fiero. Entro’ in politica, come si divertita a raccontare, dopo un ematoma alla testa provocato durante una partita di baseball. La sua carriera era iniziata da avvocato. Il suo primo tentativo di diventare sindaco di New York lo fece contro Ed Koch: una campagna dura ricordata per lo slogan ‘Vote for Cuomo, not for the Homo’, in riferimento all’orientamento sessuale dell’avversario.































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