‘Diplomazia extralusso’, la Farnesina ha paura – di Ricky Filosa

L’inchiesta di Panorama – "SPRECOPOLI" – che ha puntato il dito contro gli sprechi e le spese pazze del ministero degli Esteri, spaventa i piani alti della Farnesina. Raccontano che gli ultimi due numeri del settimanale nelle edicole intorno al ministero siano andati a ruba. In questi giorni tutto il personale MAE, dall’usciere al più alto funzionario, ministro Bonino compreso, parla dell’inchiesta portata avanti dall’ottima Laura Maragnani, con cui ho avuto il privilegio di collaborare. Sul numero di Panorama della scorsa settimana è stato pubblicato anche un articolo a firma del sottoscritto, "Consolati addio fra le polemiche", che ha dato voce a diversi rappresentanti degli italiani residenti all’estero, in rivolta per le chiusure di consolati e ambasciate, mentre i nostri diplomatici continuano a incassare stipendi d’oro.

Dopo l’inchiesta, che ha fatto le pulci alla diplomazia tricolore, la Farnesina ha paura: "Mi hanno riferito che si stanno davvero preoccupando", dichiara a ItaliaChiamaItalia un senatore eletto oltre confine.

Alle rivelazioni di SPRECOPOLI ha voluto replicare – su Panorama – il vice ministro degli Esteri, Marta Dassù: una comprensibile difesa d’ufficio che tuttavia non ha né smentito le cifre pubblicate, né chiarito alcuni aspetti legati all’inchiesta, come quello che riguarda l’Ise, l’indennità per i diplomatici in servizio all’estero.

"Chi presta servizio all’estero riceve un’indennità forfettaria per coprire spese (funzionamento degli uffici, oneri per la casa, assicurazione medica, rappresentanza) che le amministrazioni di altri Stati finanziano separatamente dallo stipendio dei funzionari": scrive così, Dassù, nella sua replica.

Che vuol dire "indennità forfettaria"? A noi non risulta alcuna indennità extra Ise. E quando Dassù parla di "funzionamento uffici, oneri per la casa", eccetera, forse dimentica che per tutte quelle voci esiste già un’indennità specifica, erogata a richiesta e con tanto di base legislativa: il DPR18/1967.

In realtà, quella che Dassù indica come "indennità forfettaria", rappresenta SOLO i quattrini che i nostri diplomatici oltre confine ricevono per "spese di rappresentanza": tradotto, per cenare con gli amici, per comprarsi un vestito nuovo, per il parrucchiere.

Dal testo della CGIL Esteri sull’indennità di rappresentanza: "ai funzionari della carriera diplomatica ed alle altre categorie di personale indicate nell’art. 171 del DPR 18/1967 è attribuito un assegno a titolo forfettario per lo svolgimento delle attività di rappresentanza". Ecco che il gioco è fatto: così si trasforma l’indennità di sede in indennità di rappresentanza.

Un particolare da non trascurare: l’assegno per le spese di rappresentanza viene erogato dietro semplice autocertificazione degli interessati.

Per quanto riguarda la sanità, non è vero che ci si debba pagare una assicurazione medica per conto proprio: tutto il personale di ruolo del MAE – almeno, quello in servizio nel Vecchio Continente – viene assicurato dal MINSALUTE attraverso una convenzione europea per la quale consoli e ambasciatori e funzionari non devono pagare niente (circolare del ministero della salute dell’11.7.2012). Fuori dall’Europa, vengono comunque stipulate delle convenzioni con enti o società private: anche in questo caso, i diplomatici non debbono scucire un centesimo di tasca propria.

Ricordiamo inoltre che affitti, bollette, personale degli uffici esteri, sono completamente a carico della Farnesina, non certo dell’ambasciatore o del console. Quanto alla casa, l’ambasciatore ha diritto ad alloggio (ovviamente gratuito) per sé, per i familiari e per il personale domestico (la residenza, solitamente splendida, è arredata di tutto punto, piatti compresi). E così pure i capi missione. E allora di cosa stiamo parlando? Chi è che fa "disinformazione"?

La Farnesina, da sempre, quando si tratta di trasparenza, è un muro di gomma. Lo sa bene il senatore Claudio Micheloni, Pd, presidente del Comitato per gli italiani all’estero al Senato, che ha anche proposto una commissione d’inchiesta per vederci chiaro. Certo è che, a quanto pare, qualcosa si sta muovendo: evidentemente, c’era bisogno di un’inchiesta fatta bene da parte di una importante testata nazionale per smuovere un po’ le acque. Alleluja.

Twitter @rickyfilosa