Se quelli del M5S si ritengono più puri degli altri – di Antonio Gabriele Fucilone

Sul mio blog "The Candelabra of Italy" ho parlato spesso del fenomeno del Movimento 5 Stelle, che considero uno dei prodotti dell’attuale periodo. Con la crisi dei partiti tradizionali e la crisi economica emergono movimenti fondati sul populismo e che (a parole) propongono la novità ed il cambiamento, ma nei fatti portano solo una grande confusione, se non cose peggiori. 

Notoriamente, nei periodi di crisi prende consenso chi urla più forte. Questo è storicamente accertato. Pensiamo a ciò che accadde nel secolo scorso, con l’affermazione del comunismo in Russia, del fascismo qui in Italia e del nazismo in Germania. Questi movimenti si affermarono con la demagogia (e a volte anche con la violenza) nell’attaccare il sistema. Sappiamo tutti come andarono le cose. Oggi, c’è lo stesso panorama. C’è una crisi economica e c’è una crisi politica. La crisi politica è dovuta alla dissoluzione dei partiti tradizionali, con la fine delle ideologie. Ergo, i cittadini non hanno più i partiti di riferimento e sono sempre più oppressi dalla crisi economica. Il Movimento 5 Stelle è stato quello che da subito ha urlato più forte e ha preso consensi. Anche il Movimento 5 Stelle usa un linguaggio demagogico e (in qualche caso) violento nelle sue espressioni.

Per esempio, sul mio blog ricevo commenti in cui vengo apostrofato con termini come "maiale", "demonio", "servo del sistema", "drogato", "sionista di m…a" (per la mia simpatia per Israele) e "mafioso" da sostenitori di quel movimento o presunti tali. Nel Movimento 5 Stelle vi è proprio questa idea del "noi contro gli altri". Quelli del Movimento 5 Stelle si ritengono "puri" e "immacolati" mentre ritengono gli altri come "mafiosi", "gente da rieducare", "delinquenti" ed altro. Questo cozza con una logica realmente democratica, in cui vi è il riconoscimento dell’altro, pur in un’aspra contesa politica.

I fatti, però, smentiscono il Movimento 5 Stelle. Ove governa, esso non ha garantito efficienza. Il caso di Roma è l’ultimo di una serie. I partiti debbono cercare di riformarsi al proprio interno e di ritrovare le loro identità per arginare fenomeni demagogici di questo tipo.