L’Italia non è un Paese per giovani

Oggi il problema è rappresentato dalla disoccupazione. Con una disoccupazione che rasenta l'11%, si versano meno contributi. Le pensioni future saranno molto più magre di quelle attuali

Esiste ormai una sorta di leitmotiv che dice: “L’Italia non è un Paese per giovani”. Questa è una triste realtà. Si vedono vari politici accapigliarsi riguardo alle pensioni e alla legge Fornero (che è discutibile e che è da rivedere in modo radicale) ma si ignora un problema ben più grave.

Infatti, il vero problema non è rappresentato dai pensionati di oggi o da chi oggi si accinge ad andare in pensione (con un reddito assicurato) ma da coloro che oggi hanno quarant’anni o un’età inferiore, molti dei quali potrebbero trovarsi con una pensione veramente misera. Questo è il dato veramente allarmante.

Oggi il problema è rappresentato dalla disoccupazione. Con una disoccupazione che rasenta l’11%, si versano meno contributi. Quindi, le pensioni future saranno molto più magre di quelle attuali. Inoltre, secondo i dati attuali, circa quattro laureati su dieci non trovano lavoro. Purtroppo, tanti imprenditori italiani trovano il pretesto per non assumere, dicendo che “nel curriculum vi sono troppe specializzazioni”. Io vado anche oltre, affermando che anche chi ha un titolo inferiore, come un diploma, non trova lavoro per lo stesso motivo.

Qui in Italia vi è un anacronismo. Dato che qui si investe ancora troppo poco in tecnologia, si cercano di più le “braccia” e “coloro che sanno fare” e non “coloro che hanno un background di conoscenze”. Io (che ho un diploma ed una specializzazione post-diploma) conosco bene il problema, essendomi sentito dire da vari imprenditori a cui mi sono rivolto che “non sapevano dove mettermi per via dei titoli di studio”.

Stando così le cose, se avessi avuto una laurea non mi sarei dovuto presentare con il curriculum vitae in mano. Questo crea disoccupazione, costringe molti giovani a scappare all’estero e rischia anche di “legittimare” la mortalità scolastica. Tanti ragazzi lasciano l’istruzione, senza nemmeno arrivare almeno alla qualifica dei tre anni, per questo motivo. Oramai è passato il messaggio secondo cui “studiare non serve a nulla”.

Questo è un dramma. Come si suol dire, quando si parla di pensioni, troppo spesso, si guarda il dito e non la luna.