Italiani nel mondo, gli eletti all’estero alla prova dei fatti

Governo, situazione ingarbugliata. Ma il Parlamento si è già insediato. Che fanno i nostri 18 eletti oltre confine? Sono già al lavoro per gli italiani nel mondo o se la stanno prendendo comoda? Noi italiani all’estero abbiamo tanto bisogno di rappresentanti autorevoli in Parlamento: tocca a loro dimostrare di esserlo

Montecitorio

Nei primi 10 giorni delle nuove Camere sono state già presentate in Parlamento oltre 600 proposte di legge. Certo, al momento nel Palazzo non esiste alcuna maggioranza, si tratta dunque di un Parlamento incapace di approvare alcunchè. Nonostante questo, i partiti hanno già presentato centinaia di proposte di legge, che vanno dal caso Facebook fino ai pomodori San Marzano.

A noi, si sa, interessano gli italiani nel mondo. Per Italiachiamaitalia.it i nostri connazionali residenti all’estero sono proprio un chiodo fisso. Non riusciamo a fare a meno di pensare che mentre l’Italia è ancora alla ricerca di un governo possibile a un mese dal voto (stallo che presumibilmente durerà fino all’estate) e mentre il Parlamento si è insediato (con deputati e senatori che hanno già stipendi e privilegi assicurati), gli italiani all’estero sono ancora lì che aspettano di capire se in questa legislatura ci sarà spazio per affrontare anche i loro problemi.

Nel frattempo, che fanno i nostri diciotto eletti oltre confine?

MAIE e USEI nei giorni scorsi hanno sottolineato l’importanza di un governo che presti attenzione agli italiani all’estero. “Ci aspettiamo un governo attento alle questioni che riguardano gli italiani nel mondo”, ha detto l’On. Mario Borghese, eletto in Sud America con il Movimento Associativo Italiani all’Estero. Si è spinto oltre l’On. Eugenio Sangregorio, fondatore e presidente dell’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, chiedendo in una nota che “venga assicurata rappresentatività agli italiani all’estero” all’interno del futuro governo, qualunque esso sia.

Mentre il Pd è alla ricerca di se stesso dopo la batosta elettorale, Forza Italia, attraverso il coordinatore nazionale del dipartimento Italiani all’estero, Sen. Vittorio Pessina, ha fatto sapere di essere già al lavoro per studiare possibili proposte di legge su temi quali l’Imu, la cittadinanza, la rete consolare.


Le diverse forze politiche, poi, durante il dibattito sul voto all’estero hanno assicurato che si sarebbero date da fare fin da subito per presentare proposte di legge migliorative, in grado di mettere in sicurezza una volta per tutte il meccanismo con cui votano gli italiani nel mondo. Hanno anche aggiunto che lo avrebbero fatto a inizio legislatura. Ebbene, qualcuno avvisi gli eletti all’estero: la XVIII legislatura è già iniziata.

Cari 18, il fatto che non ci sia un governo non vuol dire che non si possa lavorare in Parlamento. Del resto, voi siete pagati proprio per questo. Se i vostri colleghi eletti in Italia presentano proposte di legge a ripetizione, fate lo stesso. Anticipatevi nel lavoro, non restate a guardare. Abbiamo tanto bisogno di validi rappresentanti in Parlamento, tocca a tutti voi dimostrare di esserlo.

E’ vero, la riforma del voto estero va fatta prima possibile, la questione deve essere affrontata subito, basta nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, tanto non serve a niente. Anzi, il rischio è quello di perdere la propria credibilità, la propria autorevolezza, come rappresentanti eletti con un sistema che fa acqua da tutte le parti.

Già, perché questo è chiaro a tutti ormai, non solo alle diverse forze politiche, ma anche agli italiani d’Italia, al tassista, all’edicolante, al farmacista, che dopo i servizi mandati in onda sulle tv nazionali si sono fatti tutti un’idea molto chiara nella loro testa di cosa vuol dire voto all’estero; che poi è lo stesso concetto espresso dall’On. Fabio Porta in una intervista esclusiva rilasciata a ItaliaChiamaItalia: il voto estero è “un imbroglio in scala industriale”, inutile aggiungere altro.

Non so quanto faccia piacere agli eletti italo-stranieri essere visti sotto questa luce da parte dei colleghi nazionali. Dovrebbero essere dunque proprio loro, i 18, i più interessati a cambiare le cose.

Anche perché il voto estero non è mica l’unico tema sul tavolo. Noi italiani nel mondo regolarmente iscritti all’AIRE, per esempio, continuiamo a pagare l’Imu sulla prima e unica nostra casa in Italia, per giunta come se fosse la nostra seconda abitazione, dunque con l’aliquota maggiorata.

Fino a quando? Quanti articoli dovremo scrivere ancora? Quanto tempo dovrà passare per poter ottenere giustizia? Perché di questo si tratta, di giustizia e rispetto. Siamo stufi di essere considerati italiani di serie B, stanchi di dover sborsare quattrini quando in Italia i soldi si trovano sempre, anche per chi italiano non è.

Abbiamo eletto 18 rappresentanti in Parlamento, ci aspettiamo da loro risultati. La situazione politica ingarbugliata non può essere di certo un alibi. La Camere stanno lavorando, i 18 facciano la loro parte, sono lì per questo. Attendiamo che vengano presentate le prime proposte di legge a favore degli italiani nel mondo. E’ già tardi.

Twitter @rickyfilosa

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