Dopo il voto francese centrodestra italiano in tilt, Berlusconi e Salvini sempre più lontani

Sembrano cane e gatto, ormai. Potranno, due leader così distanti su idee e programmi, stringere una alleanze elettorale e poi governare insieme?

Dopo le elezioni francesi continua il dibattito tutto italiano che ruota intorno alle alleanze politiche, in particolare in ambito centrodestra. La giornata politica di oggi comincia con una intervista al leader della Lega Nord, Matteo Salvini: “Se Berlusconi sarà con noi contro l’Europa delle banche e della finanza, bene. Altrimenti, faremo la nostra corsa”. Salvini è pronto a correre da solo: “Se siamo alleati con Forza Italia? Su Macron, Berlusconi sta con Renzi, Boldrini e 5 stelle. Una componente abbastanza strana”, ha sentenziato. Intervistato da ‘la Repubblica’, continua: “Mi incuriosiscono molto i macronisti italiani, Renzi e Berlusconi, i cui omologhi partiti francesi non sono neanche arrivati al ballottaggio. Marine Le Pen ha ottenuto 11 milioni di voti, è il secondo partito del suo Paese, numeri che Pd e Forza Italia vedono col binocolo”.

Il leader del Carroccio non ha finito: “Macron era sostenuto dal potere economico, finanziario, mediatico. Da Bruxelles, imam, calciatori e intellettuali. Si è giocato il tutti contro uno: di là c’era il diavolo da sconfiggere. Ma a giugno ci sono le elezioni per il Parlamento e lì si vedrà. E voglio vedere cosa farà Macron, che è quello del Jobs Act alla francese, contro cui vecchi e giovani erano scesi in piazza. È come se l’Italia avesse votato la Fornero”.

Dunque gli applausi di Berlusconi a Macron precludono l’unità del centrodestra? “Ma no, sono sciocchezze”, risponde Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al Quotidiano Nazionale. “Le alleanze le fanno gli elettori, gli interessi, i momenti storici, non le battute. Il centrodestra unito puo’ vincere le elezioni. Abbiamo dunque il dovere di perseguire l’unita’, soprattutto alla luce della lezione francese”. Qual e’ l’insegnamento che viene da Parigi? “Che si vince al centro, non alle estreme”.

Intanto Dario Franceschini lancia un appello “direttamente a Silvio Berlusconi” a staccarsi dalle forze populiste. “L’Italia non puo’ essere l’unico Paese in cui una forza moderata di centrodestra sta insieme a populisti ed estremisti”, ha dichiarato l’esponente dem e ministro della Cultura in un’intervista al Corriere della Sera, ricordando come Le Pen, l’Afd e Farage non trovino sponde nelle forze moderate in Francia, Germania e Gran Bretgana. “Il Pd la sua parte l’ha fatta”, ha ricordato Franceschini, con le ali estreme ha chiuso, non punta in futuro a governare con l’area guidata da Fratoianni. Ora tocca a Berlusconi attribuirsi una funzione storica che da tempo gli chiede il Ppe, di cui fa parte. Lui ha l’occasione di allineare il nostro Paese al resto d’Europa”. Questa scelta, osserva il ministro, permetterebbe anche di fare insieme la riforma elettorale ora che “la stagione del bipolarismo, quella in cui centrodestra e centrosinistra dovevano aggregare anche le forze estreme per battere l’avversario con un voto in piu’, è finita”.

Forza Italia naturalmente si stringe intorno al proprio leader, stanca com’è degli insulti di Salvini: “A volte sembra che l’amico Salvini cerchi dei pretesti per rompere l’unita’ del centro destra che sembra viceversa sempre piu’ cementata da fatti e sondaggi. Se e’ cosi’ dovrebbe smetterla di minacciare e passare ai fatti assumendosene la responsabilità”, afferma la deputata di Fi Michaela Biancofiore. Il segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi: “Berlusconi è in campo con la forza di una storia di libertà che comprende il coraggio e il radicamento della Lega Nord. Per noi democristiani la ricandidatura di Silvio è la condizione migliore di una coalizione vincente”.

Certo è che Berlusconi e Salvini appaiono sempre più lontani. Silvio esulta per la vittoria di Macron mentre il Matteo padano, si sa, era schieratissimo con Le Pen. Potranno, due leader così distanti su idee e programmi, stringere una alleanze elettorale e poi governare insieme?