Voto all’estero tra ritardi e plichi inviati ai morti

Da New York: “in un caso ho ricevuto la busta lo stesso giorno in cui doveva essere consegnata al consolato, quindi impossibile votare”

Voto all'estero
Voto all'estero

Mentre in Italia le elezioni si terranno il 25 settembre, gli italiani nel mondo stanno già votando. Alle elezioni politiche tenutesi il 4 marzo 2018, l’affluenza dei connazionali residenti all’estero fu del 29%. Lo stesso trend potrebbe ripersi anche questa volta perché – scrive The Post Internazionale – il sistema di voto estero italiano è sempre rimasto lo stesso dal 2001 ad oggi, nonostante la complessa varietà delle comunità italiane residenti all’estero e le esigenze sempre più nuove dei nostri connazionali emigrati.

“Personalmente, le ultime due elezioni sono state le più complicate”, spiega il giornalista italo-americano Filippo Ferretti, di Univision 41 Nueva York, “in un caso ho ricevuto la busta lo stesso giorno in cui doveva essere consegnata al consolato, quindi impossibile votare”.

Possono votare dall’estero, per corrispondenza, non solo gli italiani iscritti all’Aire. In alcuni casi, infatti, esiste la possibilità di votare fuori dal nostro Paese anche per alcune categorie che si trovano all’estero temporaneamente: studenti, lavoratori stagionali sono le categorie più coinvolte.

Secondo quanto risulta a ItaliaChiamaItalia, poi, esistono ancora una volta dei casi di plichi inviati a persone decedute. A segnalarlo al nostro giornale sono stati alcuni connazionali residenti nelle Americhe. E’ già successo in passato e se nulla cambierà succederà ancora. Fino a quando continuerà questa storia? Si renderà conto il governo italiano che il voto all’estero va riformato una volta per tutte oppure ad ogni elezione ci ritroveremo a parlare delle stesse cose?