Venezuela, “contro Maduro disobbedienza civile”

“La popolazione pacifica e inerme non ha altro mezzo che arrivare alla disobbedienza civile. Raccolte firme in Italia per referendum revocatorio”

Uno dei metodi che i venezuelani, inermi, possono utilizzare per aiutare se stessi contro le malefatte di Maduro, è la disobbedienza civile, prevista nell’articolo 350 della Costituzione Venezuelana. Non hanno molti modi per difendersi dalla ggressività, lo Stato di Diritto viene continuamente assalito proprio dai rappresentanti del Governo, che violano la Costituzione. Volendo essere più precisi: questi sono continui colpi di stato perpetrati da un governo totalitario.

Ecco perché le proteste “de calle” diventano uno dei metodi fondamentali, utilizzati dall’opposizione. Proteste pacifiche che spesso vengono colpite e dissolte da apparati di repressione formati da gruppi irregolari, armati da funzionari del governo. Le conseguenze visibili in tutto il mondo sono state l’incarceramento di migliaia di giovani nel 2014 e di circa 90 politici. Molti di loro hanno subito torture fisiche e psicologiche che ancora persistono.

La popolazione pacifica e inerme non ha altro mezzo che arrivare alla disobbedienza civile.

Il Referendum Revocatorio, previsto nella Costituzione e creato da Chavez e che fu molto sponsorizzato da lui ai tempi, quando pretendeva far conoscere se stesso come un “democratico”, è un diritto che può essere indetto con la raccolta del 20% delle firme di coloro che hanno votato nelle ultime elezioni a livello nazionale. Tali firme saranno raccolte nei giorni 26, 27 e 28 di ottobre 2016 in tutto il Venezuela. I venezuelani residenti all’estero possono votare, anche se non hanno ricevuto l’autorizzazione da parte del CNE, ma queste firme saranno raccolte ugualmente in Italia.

I punti di raccolta di firme denominati Punti Blu in tutto il territorio italiano saranno presenti da Nord a Sud, isole comprese. Noi italo-venezuelani siamo una forza reale qua in Italia, quindi ci stiamo mobilitando e organizzando per dare alla collettività il prima possibile l’orario e indirizzo di tali punti di raccolta.

Nonostante queste firme non verranno conteggiate dal Consiglio Nazionale Elettorale, saranno raccolte ugualmente come atto simbolico di disobbedienza. Si stimano oltre 2 milioni di persone emigrate, dovuto alla grave crisi umanitaria che vive il paese e alle persecuzioni di vario genere compiute a danno di chi si oppone apertamente a questo governo, colpevoli solo di manifestare e pensare differente attraverso i social network tipo Twitter.

Privare della libertà tutta una nazione, oggi maggioranza chiara e definita nelle ultime elezioni parlamentari, capita solo nei paesi senza libertà. La voce e il potere di decisione devono  essere rispettati e tornare al popolo sovrano. Oppure questo in Venezuela sarà negato? Il nostro clamore farà eco. Uniti ovunque per il nostro Venezuela! (OBP)