Una giustizia perditempo, quella italiana – di Leonardo Cecca

Nello scorso mese di aprile si verificò in Corea del Sud il naufragio di un traghetto con centinaia di morti e feriti. Il tragico evento ha qualche analogia con l’affondamento della nave Costa Concordia, soprattutto per quanto riguarda i comandanti, i quali abbandonarono la nave prima che tutti i passeggeri fossero tratti in salvo. Ebbene, in Corea dopo soli 7 mesi, si è celebrato il processo che ha inflitto al capitano ben 36 anni di reclusione; da noi, sono passati tre anni ed ancora il tutto è in alto mare mentre l’ex comandante della Costa Concordia si concede ad interviste ed a lezioni presso le università.

Lungi da me voler condannare Schettino, non ne ho competenza e capacità, ma anche uno stolto ravvisa una diversità enorme tra le procedure dei due Paesi; e non si venga a dire con la solita solfa che noi siamo più garantisti, siamo solo dei perditempo ed amministriamo la giustizia alla casareccia come se fosse proprietà esclusiva di alcuni e non un potere dello Stato e, pertanto, di tutti.

Giorni or sono, a seguito di una denuncia di Grillo sul patto del Nazzareno, la Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, quando fino nella più sperduta tribù dell’Amazzonia sanno che tale patto è stato fatto tra Berlusconi e Renzi nel pieno rispetto delle procedure politiche. Evidentemente non avevano altro da fare, altrimenti avrebbero riso a crepapelle. Che Grillo ed il magistrato non sappiano che la politica, da quando è nata e, pertanto, da sempre, va avanti in base ad accordi i quali non necessitano dell’approvazione di chi non è stato invitato e non necessitano neanche di brevetti, che potrebbero ad esempio essere necessari per la cura dell’urina per il benessere del corpo e per le deduzioni sulle emissioni di radon per prevenire i terremoti, discipline in cui eccelle il comico genovese? Boh, si resta sconcertati.

Di processi lumaca, di processi che non si dovevano fare e di altri celebrati come fulmini la nostra storia è piena ma, purtroppo, sembra che ai magistrati interessi molto di più la loro autonomia intesa non come rispetto delle leggi ma possibilità di legiferare, assegnarsi stipendi, ferie e di non avere soprattutto alcuna responsabilità. Vorrei continuare, ma farlo significherebbe solo far esaurire presso le farmacie le scorte di Maalox.