Un caffè al bancomat – di Andrea Lorusso

Proprio così, dal 1° luglio 2013 potremmo essere obbligati nei pagamenti con soglie superiori ai 50 euro ad usare carte di debito o tecnologie mobili. E’ un addio al contante? Parrebbe di sì, la bozza recita: "I soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, per gli importi superiori a 50 euro sono tenuti ad accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito". Che le banche godessero di un filantropico amore nei confronti del governo tecnico e viceversa, era risaputo per le modalità con cui essi si sono insediati. Però che dessero un colpo di spugna così immediato ed energico al denaro circolante non se l’aspettava proprio nessuno. Le motivazioni sono insite in un panorama vasto ma alquanto chiaro e lucido. Innanzitutto sul territorio nostrano prerogativa dell’agenzia delle entrate è combattere l’evasione ed è ovvio che un Paese ove ogni movimento risulti da un tabulato bancario sia molto più aggredibile dalle maglie del fisco. Poi c’è un piano statale, volto a conoscere in modo dettagliato le nostre abitudini, le spese che effettuiamo, i gusti, gli orientamenti, cosa mangiamo, cosa leggiamo, ecc.

Last but not least, l’organizzazione mondiale delle Banche centrali che da anni persevera l’obiettivo di demolire l’unico costo che impedisce un signoraggio pulito, ovvero quello della stampa di moneta. In più, con gli oboli telematici legati all’uso di carte di debito, bancomat, carte di credito, e tutti gli altri strumenti finanziari è lampante l’interesse sul tema. Tutto ciò viene deciso ed imposto in una situazione precaria per l’economia, dove lo stagnante prodotto interno lordo, la disoccupazione, la benzina alle stelle e tutti i dati macro-economici allarmanti inducono i popoli (sotto shock, teoria Friedman) ad accettare cure da cavallo usate per snellire welfare, tutele, benessere e ricchezza. Non ci aspettavamo grandi cose, certo, da un manipolo di burocrati copiosi nel far implodere la democrazia, però oggi oltre alle nostre tasche, è in pericolo la libertà.