Ucraina, Gentiloni: ‘ci sono i margini per una soluzione politica della crisi’

(FILES) - In this file picture Italian Communications minister Paolo Gentiloni gives a phone call at the Italian Senate in Rome, October 5, 2006. Italy's former communications minister Paolo Gentiloni has been nominated foreign minister, his new deputy said on October 31, 2014. Gentiloni, a member of Prime Minister Matteo Renzi's centre-left Democratic Party (PD), will replace Federica Mogherini, who was set to take on her new role as foreign policy chief in Brussels on Saturday. AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO

Per l’Europa "la crisi violenta tra Israele e popolo palestinese è forse la ferita più antica. Sappiamo che solo in un modo, con la formula dei due stati e due popoli, si può risolvere, ma non siamo ancora riusciti a trovare il modo di mettere in pratica l’unica soluzione possibile". Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, intervenendo in aula al Senato nel corso della Conferenza interparlamentare per la Politica estera, di sicurezza e di difesa comune.

In Ucraina "ci sono i margini per una soluzione politica della crisi", ma e’ necessario mantenere la fermezza e la "volonta’ di tenere aperti i canali di dialogo con un Paese fondamentale come la Russia". "La posizione italiana e’ il rispetto dell’integrita’ territoriale di uno Stato sovrano, e quindi non abbiamo riconosciuto le elezioni a Donbas (la regione separatista nell’est del Paese, ndr) e abbiamo condiviso le sanzioni nei confronti di Mosca", ha spiegato il ministro.

L’Italia sostiene "lo sforzo per impedire un ulteriore deterioramento della situazione" in Libia, "uno scivolamento verso la guerra civile: rischio è molto grande". "Le notizie di due o tre ore fa sulla Corte suprema libica che avrebbe annullato le elezioni" nel Paese "rischiano di complicare ulteriormente un quadro già complicato e confermano la necessità di rilanciare l’iniziativa dell’inviato delle Nazioni unite, Bernardino Leon, ha spiegato il titolare della Farnesina, spiegando che la crisi in Libia "rappresenta una minaccia per tutti noi".

"La minaccia rappresentata dall’Isis e’ una minaccia inedita e richiede un impegno comune. Un impegno politico, militare e anche culturale".

"Il Mediterraneo vive la più profonda trasformazione globale, che deve poter contare su di noi, su un dialogo rafforzato. A parte grandi speranze, questo movimento produce crisi acute. In Libia, con la scelta di tenere aperta la rappresentanza diplomatica, l’Italia intende sostenere lo sforzo per evitare l’acuirsi dei conflitti e lo scivolamento verso la guerra civile. Il rischio è molto grande, la notizia per cui la Corte Suprema avrebbe addirittura annullato le elezioni di qualche mese fa rischia di aggravare la situazione" .

"Mai come oggi viviamo contemporaneamente una fase di difficoltà e di bisogno di Europa, che deve fare ogni sforzo per cambiare. L’Europa attraversa una congiuntura difficile che investe l’intera economia della regione e attraversa una crisi di legittimità. Eppure questa Europa è ancora un polo di attrazione di cui c’è assolutamente bisogno, soprattutto per le donne, i bambini e i migranti che cercano risposte da noi. L’Europa è una storia di successo, che attrae soprattutto in quelli che sono i nostri confini".