Turismo italiano in ginocchio, è il tempo della coesione e non delle liti

Quando ci sono alcune regioni che dicono che altre non dovrebbero riaprire, l'immagine del nostro Paese che si dà all'estero non è rassicurante e gli altri ne approfittano

La crisi del turismo ormai è un fatto, e rischia di aggravarsi ulteriormente. Dopo l’emergenza dovuta al Coronavirus, si cerca di ripartire. Però la situazione è molto problematica. Certamente, il nostro Paese non sta dando un’immagine rassicurante di sé all’estero. Basti pensare alla querelle tra il Governo e le regioni sulla decisione di riaprire i confini interni.

Alcune regioni non si sono dette propense a fare riaprire i confini con le stesse modalità e allo stesso giorno. Questo non dà un’immagine rassicurante del nostro Paese a chi sta al di fuori dei nostri confini.

Un turista straniero non si sente molto incoraggiato a venire nel nostro Paese, quando sente che la Campania non vuole aprire i suoi confini o che la Sardegna vuole che chi entra nel suo territorio abbia un “Certificato di negatività”. Così, quel turista preferirà andare in un altro Paese, come la Grecia.

Proprio la Grecia è finita al centro di una polemica. In un primo momento, essa ha annunciato che il 3 giugno non ci avrebbe riaperto i confini, salvo poi fare una mezza marcia indietro, annunciando di aspettare i dati. Intanto, anche altri Paesi creano problemi. Per esempio, i confini con la Svizzera saranno chiusi, tranne che per i lavoratori transfrontalieri. Questo è un problema molto grave per noi e c’è una responsabilità anche da parte nostra.

Quando ci sono alcune regioni che dicono che altre non dovrebbero riaprire, l’immagine del nostro Paese che si dà all’estero non è rassicurante e gli altri ne approfittano. Questo è il tempo della coesione e non delle liti. Noi rischiamo veramente di essere isolati e di vedere tanta parte del nostro PIL andare in fumo.