Taglio fondi elettorali agita partiti. Governo, ddl non si tocca

Il governo preme l’acceleratore sul ddl che azzera totalmente, a partire dal 2017, il finanziamento pubblico ai partiti e assicura tempi rapidi per la discussione del provvedimento avvertendo che il testo e’ migliorabile ma non stravolgibile. Contro la chiusura dei rubinetti statali, intanto, continua la protesta dei tesorieri di Pd e Pdl costretti a tagli di personale e sedi. Finocchiaro e D’Alema invocano correttivi per evitare che i partiti finiscano preda di miliardari e lobby. Il terzo settore invece si sente penalizzato e non ci sta. Mentre per Grillo – che rivendica la rinuncia ai 42 milioni di M5s – e’ tutta una "presa per i fondelli".

Dal suo blog, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini fa sapere che il ddl "verra’ messo in calendario in tempi brevi. I punti forti del testo sono noti: uscita graduale dal finanziamento; due per mille; detrazione d’imposta; obbligo per i partiti di adottare uno statuto". Per Legnini viene cosi’ introdotto "un concetto rivoluzionario: i partiti verranno finanziati solo se i cittadini lo vorranno". "Nel testo – prosegue il post – non c’e’ un limite ai contributi di privati, ma io sono favorevole a inserirlo". "Su questo e su tutti i punti siamo aperti al contributo dei parlamentari, con emendamenti e proposte migliorative, anche se e’ chiaro che i pilastri del provvedimento vanno mantenuti", conclude Legnini.

Sul piede di guerra i ‘cassieri’ di Pd e Pdl. Per il tesoriere dem Francesco Misiani, "mettere i partiti a dieta vuol dire inevitabilmente che questa cosa impatta sulle persone che ci lavorano, non facciamo gli ipocriti! L’ultima cosa da fare e’ licenziare, ma non facciamo i sepolcri imbiancati e diciamo le cose come stanno, o si prendono in giro i lavoratori!". "Questo ddl ce lo potevano risparmiare!", sbotta il tesoriere azzurro Maurizio Bianconi. "Qualcuno i soldi ce li deve mettere – prosegue – ma se vi aspettate che ce li mettano i cittadini, con quelle forme astruse che ha pensato il mio amico Quagliariello, pensate male! Meglio che ce li metta lo Stato. Mi sembra di vivere nel paese delle meraviglie. E’ tutto un chiacchierare. Dal troppo al niente il salto e’ troppo grande!".

Modifiche al testo le chiede Massimo D’Alema che vuole "fissare dei tetti, senno’ avremo partiti finanziati solo da cittadini ricchi e una politica censitaria". Anche Anna Finocchiaro e’ per "contromisure" che evitino le pressioni delle lobby, i conflitti di interesse e l’infiltrazione dei clan.

La preoccupazione per un ddl che riserverebbe "un trattamento di serie b" all’area del volontariato sociale e’ espressa da Edoardo Patriarca del Pd che dice: "non ci siamo proprio! Si e’ fin troppo abbondanti con le associazioni politiche e troppo avari con il terzo settore. Ad esempio, non esiste un tetto alle erogazioni per i partiti mentre quello per il no-profit e’ stato fissato sul 5 per mille". Dal blog interviene anche Beppe Grillo con un ‘suggerimento’ per il premier. "Pudore? Cos’e’ il pudore?

Prendere per i fondelli i cittadini con una falsa legge per l’abolizione dei finanziamenti pubblici? Letta, prendi appunti: e’ sufficiente lasciare i soldi dove sono. Il M5s – sottolinea il leader Cinquestelle – lo ha fatto rinunciando a 42 milioni di euro. Questi pinochettini senza divisa tagliano tutto, scuola, pensioni, sanita’, ma non i loro privilegi".