Stabilità, minoranza Pd non ci sta: ‘vogliamo vedere le carte’

C’è chi dice che sia una manovra "nel segno dell’austerità", o per meglio dire “reaganiana". Per qualcuno soprattutto "non considera il Mezzogiorno", oppure "è carente sugli investimenti". Per qualcun altro addirittura non è una manovra punto e basta, o perlomeno ancora non l’ha vista nessuno. A sinistra del Partito democratico c’è già un fronte compatto, pronto a schierarsi contro quella legge di stabilità che per ora non è altro che un documento approvato dal Consiglio dei ministri.

E allora Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, la definisce appunto in una conferenza stampa "la legge che non c’è. Stiamo discutendo di slide, di questioni che stanno dilaniando il quadro politico ma al momento non abbiamo ancora un testo scritto: al premier diciamo ‘tira fuori le carte, vogliamo vedere la legge, è un questione di legalità che riteniamo prioritaria, il parlamento non può essere tenuto all’oscuro di questioni così rilevanti". E anche se i temi principali sono comunque ben noti, aggiunge la senatrice Loredana De Petris, "è sconcertante che non riusciamo neanche ad avere i tempi: di fatto hanno approvato solo la camicia, la copertina del provvedimento". E comunque "tutto si può dire meno che sia una manovra espansiva perché sul lato degli investimenti non troviamo assolutamente risposte specie in alcune questioni, sul dissesto idrogeologico ma in generale su tutto il Mezzogiorno".

De Petris ne fa anche una questione di comunicazione, "che è stata tutta concentrata su due questioni che sono il contrario di ciò che dovrebbe essere una manovra all’altezza": da una parte l’abolizione di Imu e Tasi "che è un taglio generale senza distinzioni" e "l’innalzamento a 3mila euro del tetto massimo di saldo contante, non un segno positivo per la lotta a riciclaggio ed evasione fiscale".

A parlare di "manovra reganiana" sono Francesco Campanella e Giulio Marcon, che ricorrono all’analogia tra le parole di Renzi che accompagnano l’abolizione tout court della tassa sulla prima casa e quelle dell’ex presidente americano, secondo cui "abbassare le tasse non è di destra o di sinistra, è solo giusto", solo che "poi ci hanno messo anni per riparare ai danni fatti". E per Stefano Fassina, uno dei più recenti esuli del Partito democratico, spiega che la prossima legge di stabilità "sarà restrittiva, nel segno dell’austerità" e attacca anche lui la decisione di abolire Imu e Tasi per tutti: "Il 10% dei maggiori contribuenti italiani versa il 37%d el gettito complessivo Imu. Potremmo togliere la Tasi al 90% delle famiglie e risparmiare oltre un miliardo e mezzo. Trovo immorale regalare migliaia di euro a chi ha un attico in Piazza Navona e avere milioni di famiglie che non ricevono nulla".