Stabilità, Fedi (Pd) a Filosa: ‘fatto nostro dovere’. Il direttore: ‘pensate solo alla poltrona’

Pubblichiamo qui di seguito la lettera che l’On. Marco Fedi, deputato del Pd eletto all’estero e residente in Australia, ha inviato al direttore di ItaliaChiamaItalia, Ricky Filosa. Più sotto, la replica di Filosa. 

Ringrazio Filosa per la simpatia espressa nei confronti di alcuni degli eletti all’estero del Pd alla Camera. Mi considero molto simpatico, alla mano, quasi umano: temo, però, che solo pochi amici potranno confermare questa mia autoconsiderazione.

Per i semplici conoscenti ribadisco che la simpatia serve davvero a poco e forse a nulla. Spero, anzi, di essere antipatico quando cerco di ricordare, a me e agli altri, che il primo dovere è fare il proprio dovere.

In Parlamento fai il tuo dovere quando presenti proposte ed emendamenti. Dal 2006, ad esempio, se si ha pazienza di andare a spulciare il passato prossimo, si troveranno di volta in volta comunicati, prese di posizione, emendamenti, ordini del giorno e interrogazioni, che esprimono critiche ai governi, che cercano di ottenere risultati, che propongono riforme e soluzioni, indipendentemente dalle maggioranze che si sono succedute.

Chi è in maggioranza, tuttavia, ha un dovere in più rispetto alle minoranze: garantire la tenuta del governo. Nessuno che abbia un minimo di conoscenza della politica e della pratica parlamentare italiane si può sorprendere se questa esigenza finisce col pesare molto nelle decisioni che prendiamo. Ma nonostante questa esigenza primaria, non abbiamo mai rinunciato al nostro dovere.

In questa legge di stabilità abbiamo dimezzato la letale diminuzione del sostegno ai patronati, sperando che il Senato possa ulteriormente contenerla. È stato evitato un taglio agli Istituti di cultura e ridotto quello alle Camere di Commercio. Non è sicuramente ancora sufficiente, ma si tratta di un pacchetto di 80 milioni di euro!

La legge di stabilità non ha ancora concluso il suo iter e già si urla alla sconfitta e alla devastazione! La sconfitta è prematura perché dobbiamo attendere il passaggio al Senato. La devastazione, invece, semplicemente non c’è! I tagli del Governo Berlusconi erano espressione di un ragionamento politico iniziato con l’esclusione dei residenti all’estero dall’abolizione dell’ICI sulla prima casa e dai contributi per la ricostruzione de L’Aquila, assegnati solo ai residenti in Italia. La devastazione, caro Filosa, nasce prima di tutto da un atteggiamento culturale: quel ragionamento escludeva ed allontanava le comunità nel mondo. Di lì sono discesi tutti i tagli, lineari. Senza riforme.
Noi ci siamo impegnati a rinnovare i Comites, per poi fare la riforma. Abbiamo proposto le linee di una riforma del sistema di promozione della lingua e della cultura italiane all’estero e del Museo dell’emigrazione italiana. Noi abbiamo posto l’esigenza di una revisione della spesa che ha portato, per la prima volta, a rivedere l’indennità di sede delle rappresentanze diplomatiche e a rivedere il contributo al CGIE con una rimodulazione della sua composizione e del suo lavoro.

Noi abbiamo ottenuto, solo con quel lavoro serio e silenzioso, le detrazioni fiscali per carichi di famiglia estese ai residenti nell’area economica europea e stiamo lavorando per estenderla anche ai residenti fuori Europa. Ecco, non pretendiamo di diventare, noi antipatici consolidati, improvvisamente simpatici. Chiediamo solo rispetto per il nostro lavoro e critiche serie, documentate, ragionate.

Non so se questa richiesta potrà sembrarLe eccessiva, ma desidero comunque confermarLe che non voterò mai contro un Governo in cui credo, soprattutto quando mette in cantiere un processo di riforme per il Paese e quando affianca a queste anche le riforme per gli italiani nel mondo, in una logica culturale di integrazione e appartenenza.

Simpaticamente Suo,                  

On. Marco Fedi

LA REPLICA DEL DIRETTORE

Caro Fedi, grazie per la Sua lettera – ironica al punto giusto ma non per questo meno seria -, che con grande piacere pubblico sul mio giornale, perché su ItaliaChiamaItalia ogni voce può avere il proprio spazio, se ha qualcosa di interessante da dire e se lo dice con rispetto. E perché il nostro quotidiano online è, da sempre, punto di confronto e dibattito, prima di tutto.

Detto questo, veniamo a noi. Anzi, a voi: a voi eletti all’estero del Partito Democratico che avete votato nei giorni scorsi la legge di stabilità: quella proposta dal governo del vostro Segretario Matteo Renzi, che massacra gli italiani residenti all’estero e colpisce fortissimamente proprio quegli elettori che con il loro voto vi hanno eletto propri rappresentanti in Parlamento e vi hanno incaricato di difendere a Roma i loro interessi.

Personalmente, non ho bisogno di “andare a spulciare il passato” che La riguarda, caro onorevole, perchè conosco bene il Suo lavoro parlamentare, dato che da quasi dieci anni ormai vivo il mondo dell’emigrazione e della politica degli italiani all’estero in maniera quotidiana e diretta. E da una posizione privilegiata, come quella che può avere il direttore di una testata giornalistica che si occupa anche di italiani nel mondo.

Tante di quelle iniziative parlamentari e di quelle prese di posizione di cui Lei parla, sono state pubblicate proprio su ItaliaChiamaItalia, un giornale che sta dalla parte dei più deboli, e quindi dalla parte dei cittadini, italiani all’estero o meno.

Nonostante le dosi di veleno contenute in un suo recente comunicato, ItaliaChiamaItalia Le ha dato spazio più volte e più volte ha speso tempo e soldi per intervistare Lei e tutti i suoi colleghi. Così, giusto per ricordarlo.

Ma non è del Suo rapporto con il nostro giornale che si parla qui. Qui si parla di una manovra economica che è una vera e propria stangata per il mondo dell’emigrazione e per quel Sistema Italia all’estero tanto decantato, a parole, ma bistrattato nei fatti.

Lei scrive: “Chiediamo solo rispetto per il nostro lavoro e critiche serie, documentate, ragionate”. Chiediamo anche noi rispetto per il nostro lavoro di giornalisti che lavorano per un giornale che non riceve nemmeno un centesimo di contributo pubblico; che lavorano spinti da passione ed entusiasmo verso un mestiere che per noi è una missione. Voi deputati ogni mese incassate 15mila euro di soldi pubblici: noi zero. Andiamo avanti lo stesso, fin quanto potremo. Ma il fatto che voi intaschiate quelle migliaia di euro ogni trenta giorni, soldi dei contribuenti italiani, ci consente – e come! – di criticarvi con forza ogni volta che, a nostro parere, ve lo meritate.

“Rispetto”? Sempre, per tutti. “Critiche serie, documentate, ragionate”? Ci invita a nozze. Quando lei parla di “simpatia” fa riferimento a un mio recente editoriale, nel quale fra le altre cose, sul tema della legge di stabilità da voi votata, scrivevo, a proposito di critiche “serie, documentate, ragionate”:

“Tagliato lo spazio per la lingua e la cultura italiana, tagliato il numero dei docenti italiani nel mondo, messe in difficoltà le Camere di commercio. E poi ci sono i patronati, che subiscono un taglio di ben 75 milioni. Dunque, Garavini, Farina e compagni hanno votato sì a una manovra che toglie tanti bei quattrini proprio a quei patronati che durante ogni elezione hanno fatto spudoratamente campagna elettorale per i candidati del Pd. In Europa, in particolare, proprio per Garavini e Farina. Che li ringraziano togliendo loro l’ossigeno. E così i patronati ne escono cornuti e mazziati. Chissà se alle prossime politiche proporranno ancora Garavini e Farina ai propri iscritti”.

Cosa non le quadra in questo ragionamento? E ancora:

“Fabio Porta, che ha votato sì a un provvedimento economico che per i connazionali residenti oltre confine è una vera carneficina, è addirittura presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero alla Camera. E con questo vi ho detto tutto. Con questo riuscite a capire da soli quale importanza, quale validità possa rappresentare quel Comitato per voi italiani nel mondo: zero, nessuna”.

Non è forse così? Come possiamo fidarci, noi italiani residenti all’estero, di un deputato eletto oltre confine, per giunta presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero alla Camera, che vota contro l’interesse dei propri elettori? Caro Fedi, abbia pietà di noi, siamo comuni mortali senza stipendi di lusso né privilegi alcuni. Ma scemi no, non lo siamo affatto.

Lei parla dei tagli che siete riusciti a evitare, in parte. Vuole forse un applauso per avere consentito – e votato! – un taglio di 75 milioni di euro ai patronati o un increscioso taglio alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo? Ma veramente credete che basti essere un deputato per meritarsi il rispetto del popolo? Il rispetto va conquistato sul campo.

Parlando di crescita e sviluppo del nostro Paese, ricordo a Lei e a tutti noi che con questa legge di stabilità nel 2015 si prevedono tagli alle spese per le infrastrutture necessarie al Paese, e la pressione fiscale resterà praticamente uguale a quella del 2014,  passando dal 43,3% al 43,2%. Non si intravede nulla che possa delineare un percorso per promuovere la crescita; le spese sociali sono decimate; i trasferimenti assistenziali agli enti previdenziali e il finanziamento delle politiche sociali vengono de-finanziati per 178 milioni (-7 per cento); i programmi sociali di competenza del MEF sono stati ridotti di 580 milioni (-9,5 per cento); il taglio su diritti sociali e famiglia è di 758 milioni. La spesa per la tutela della salute viene decurtata di 156 milioni, con un taglio del 15,6%; il concorso dello Stato al finanziamento della spesa sanitaria diminuisce di oltre 2 miliardi nel 2015; per l’istruzione scolastica le risorse si riducono di 231 milioni.

Bastano questi numeri? La critica è abbastanza “seria, documentata, ragionata”?

Tutto questo mentre chiudono consolati, ambasciate e istituti di cultura; mentre gli stipendi dei parlamentari non vengono toccati, mentre voi eletti all’estero continuerete ad avere a disposizione un budget di 17.500 euro l’anno per viaggiare verso i vostri Paesi di residenza (perché non ve li pagate voi i biglietti?), mentre i commessi e i funzionari della Camera continueranno a guadagnare cifre da capogiro. C’è qualcosa che non funziona, caro Marco, e non è ItaliaChiamaItalia: siete voi.

Voi, che state chiusi nel Palazzo, avete dimenticato il popolo. Voi, eletti oltre confine che votate sì a una legge finanziaria lacrime e sangue per i connazionali, avete dimenticato da dove venite e chi vi ha votato. Vedere Laura Garavini, eletta anche grazie all’appoggio della rete dei patronati di sinistra, spellarsi le mani mentre applaude a una manovra economica che ancora una volta bastona gli italiani nel mondo, e che massacra anche i patronati, dà la nausea.

Fedi, ItaliaChiamaItalia si fa solo portavoce di un malessere generale, comune a tanti italiani nel mondo. Lei sbaglia bersaglio: perché se colpisce noi e critica il nostro pensiero, colpisce i connazionali oltre confine e dimostra di non saperli ascoltare.

Sa qual è il guaio, onorevole? Che la Sua “esigenza primaria” – lo scrive Lei stesso – è “garantire la tenuta del governo”. Ecco, finalmente! Ma sì, giù la maschera. Altro che italiani nel mondo, voi non volete fare cadere questo esecutivo. Lo fate per il bene del Paese o piuttosto per mantenere la poltrona?

Senza contare che senza il vostro voto, di voi eletti all’estero Pd, la legge di stabilità sarebbe passata lo stesso. Altro che “tenuta del governo”. Votando no, tuttavia, avreste almeno dato un segnale. Mantenuto la vostra dignità di rappresentanti delle comunità italiane nei cinque continenti. Invece no, nemmeno quello.

Non poteva mancare, per un vecchio comunista dipinto di nuovo come lei, un attacco a Silvio Berlusconi. Che di certo non difenderò qui, visto che ItaliaChiamaItalia e il sottoscritto hanno criticato con forza il Cavaliere ogni volta che ha commesso qualche sciocchezza, come quella di dire che gli italiani nel mondo non dovrebbero votare perché non pagano le tasse in Italia. Coerenza, Fedi. Noi siamo giornalisti e non abbiamo motivo di mentire a chi ci segue. E’ il politico che, per definizione, è bugiardo. E dall’abitudine di mentire e di rigirare la frittata sempre a proprio favore, purtroppo, fra i politici si salvano davvero in pochi.

In conclusione, caro onorevole, confermo: Lei è davvero simpatico. Soprattutto quando parla di “riforme per gli italiani nel mondo” messe in atto da questo esecutivo. Mi domando dove siano queste riforme… Attendevamo quella dei Comites, e questo governo ci porta a votare per degli organismi che, a detta di tutti, anche Sua, Fedi, dovevano essere riformati, ma nessuno ha avuto il coraggio o la capacità di farlo. Attendiamo da tempo la riforma del voto all’estero e, mentre si tratta sulla legge elettorale, del voto oltre confine non si discute nemmeno. Di che cosa stiamo parlando?

Prima delle ultime elezioni politiche, seduti davanti a un caffè al tavolino di un bar all’interno della galleria Alberto Sordi, a Roma, a due passi da Montecitorio, Lei mi spiegava che non si sarebbe più candidato. Mi confessava di essere stanco, di volere riconquistare la propria libertà. Poi ci ha ripensato e si è ancora seduto sul Suo seggio romano. Alle prossime elezioni, quando sarà, spero che Lei, e chi come Lei ha votato contro gli italiani nel mondo in Parlamento, abbia il pudore di restare a casa e di non ripresentarsi. Se invece decidesse di ricandidarsi, beh, mi auguro che gli elettori si ricordino del tradimento che è stato messo in atto alle loro spalle da Lei e dai Suoi compagni di partito.

Twitter @rickyfilosa