Siria, ucciso capo intelligence nel Sud. Mortai su Damasco

Il capo dell’intelligence del regime nel sud della Siria e’ stato ucciso oggi, secondo attivisti, in un attentato dinamitardo in una regione saldamente in mano ai lealisti, mentre a Damasco mortai sparati da ribelli hanno centrato una piazza del centro uccidendo otto persone. Intanto, secondo i media americani, l’intelligence di Washington dubita che il regime di Bashar al Assad abbia dichiarato l’intero ammontare delle sue riserve di armi chimiche, potendo contare ancora su delle ‘scorte segrete’. Finora nessuna controparte straniera o internazionale aveva messo in discussione la lista dei 23 siti di armi chimiche fornita dalle autorita’ siriane all’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

Il regime di Assad, principale sospettato di aver usato le armi proibite contro civili nell’area di Damasco il 21 agosto scorso in un attacco confermato dal rapporto delle Nazioni Unite, ha pero’ ottenuto dalla comunita’ internazionale la piena fiducia nel partecipare all’individuazione dei magazzini di sostanze letali. Secondo Foreign Policy, Assad ha addirittura proposto il trasferimento all’estero – forse in Albania – delle sostanze tossiche, chiedendo pero’ che si aiuti militarmente il regime a liberare la strada – attualmente interrotta da sacche di resistenza da parte dei ribelli – da Damasco al porto mediterraneo di Latakia. Sul terreno, e’ proseguita anche oggi la battaglia sul fronte del Qalamun orientale, catena montuosa nel deserto pietroso a est dell’autostrada Damasco-Homs. I ribelli affermano di aver conquistato "uno dei piu’ grandi depositi di armi del regime" a Muhin, 60 km a sud-est di Homs. Mentre l’agenzia ufficiale Sana afferma che l’esercito lealista ha respinto l’attacco portato da "terroristi", termine con cui si indicano in modo indistinto i miliziani del variegato fronte anti-Assad.

E all’indomani del lieve danneggiamento della sede della Nunziatura apostolica a Damasco da un razzo sparato da ribelli, altri mortai sono caduti copiosi su quartieri del centro moderno e antico della capitale. L’episodio piu’ sanguinoso si e’ verificato di fronte all’antica stazione ferroviaria dell’Hijaz, a poche centinaia di metri dalle mura della Citta’ vecchia. Secondo la Sana e testimoni, otto persone sono rimaste uccise e una ventina ferite. Ma i media del regime affermano che si e’ trattato dell’esplosione di un ordigno "posto da terroristi", mentre diverse altre fonti indipendenti assicurano si sia trattato di un mortaio sparato dai ribelli asserragliati nei vicini sobborghi. Altri mortai hanno colpito oggi la zona che separa la vecchia zona fieristica dal Teatro dell’Opera vicino piazza degli Omayyadi e poco lontano dalla sede dello Stato maggiore delle Forze armate. Mentre quattro ragazzini sono rimasti feriti dalle schegge di un altro mortaio che ha colpito la loro scuola a Zahra, vicino all’antica Bab Musalla. E appaiono controverse le circostanze dell’attentato che ha colpito Suwayda, capoluogo meridionale a maggioranza druso e quasi del tutto in mano alle truppe del regime. Un’autobomba ha distrutto l’edificio dell’intelligence dell’aeronautica, una delle quattro agenzie di repressione del regime degli Assad. Secondo attivisti, il comandante – Asad Abdo – e il suo vice sono morti assieme ad altri dieci membri dei servizi di sicurezza. L’informazione non puo’ essere ancora verificata in maniera indipendente. I media del regime non commentano, limitandosi a dire che nell’attentato di Suwayda sono morte "otto persone e 41 sono rimaste ferite".