Sí al dialogo col regime per preparare l’uscita di scena del presidente Bashar al Assad. A dirlo non sono oppositori da molti anni in esilio o membri dell’opposizione tollerata dal regime e composta da una manciata di intellettuali senza seguito in patria, ma la principale rete di attivisti presenti nelle zone solidali con la rivolta. Questo mentre gli scontri tra ribelli e lealisti si sono oggi avvicinati al centro moderno della capitale e una dozzina di uomini dei servizi di sicurezza sono stati uccisi – secondo fonti vicine alla rivolta – in un attentato suicida nella Siria centrale, nella cittadina di Palmira. Al Cairo intanto i vertici della Coalizione nazionale, la piattaforma dell’opposizione sostenuta dall’Occidente, si sono riuniti oggi per dare seguito alla proposta, avanzata dal leader Ahmad al Khatib, di negoziare direttamente con esponenti del regime non coinvolti nella repressione. In serata, il leader della Coalizione ha chiesto la liberazione di "tutte le prigioniere entro domenica", altrimenti considerera’ la sua apertura bocciata da Damasco. A tal proposito, i Comitati locali in Siria hanno ribadito "che il primo obiettivo della rivoluzione è di far cadere il regime". Ma affermano di essere "a favore della soluzione politica, non violenta".
Omar Idlibi, portavoce dei Comitati, afferma che la rete di attivisti è d’accordo "in principio" con la proposta di Khatib, ma che questa "deve essere ora sviluppata in un’iniziativa concreta". Khatib aveva nei giorni scorsi indicato il vice presidente Faruq al Sharaa come possibile interlocutore. I Comitati si dicono d’accordo: Sharaa è considerato "non coinvolto direttamente nella decisione di uccidere i manifestanti pacifici", che scesero in strada per la prima volta nel marzo del 2011. Del vice presidente (carica che nella Siria degli Assad è solo formale) peró non si hanno notizie da circa due mesi. In ogni caso, affermano i Comitati, "il dialogo col regime deve essere stabilito come preparazione all’uscita di scena di Assad e di tutti i pilastri del regime". "Dopo aver preparato la fine del potere degli Assad, si dovrà aprire la seconda fase del negoziato relativa alla fase di transizione politica vera e propria".
Finora il regime, che da mesi afferma di esser "pronto al dialogo con chi non imbraccia le armi", non ha commentato ufficialmente la proposta di Khatib. Ma il quotidiano al Watan vicino al governo ha definito l’iniziativa "tardiva" e un "tentativo di tastare il terreno".
I Comitati locali sono rappresentati all’interno della Coalizione nazionale guidata da Khatib. Della coalizione fa parte peró anche il Consiglio nazionale, prima piattaforma di oppositori all’estero dominata dai Fratelli musulmani in esilio da oltre 30 anni. Il Consiglio si era ieri opposto alla proposta di Khatib e i suoi due sponsor internazionali, la Turchia e il Qatar, si sono detti scettici. Il Cns alza oggi il tiro: invitando alla battaglia per liberare Damasco e bollando come inutili le aperture al dialogo da parte di altre componenti dell’opposizione siriana. "Chiediamo a tutti i siriani di unirsi all’esercito libero (Esl) ed evitare dibattiti politici che dividono per concentrare gli sforzi per la liberazione di Damasco", recita un comunicato del Cns.
L’iniziativa di Khatib è stata invece sostenuta in maniera bipartisan da Stati Uniti, Ue, Russia e Iran. Questi ultimi due sono i principali sponsor del regime di Damasco. Eppure, per la prima volta, nel fine settimana a Monaco di Baviera i ministri russo e iraniano hanno incontrato Khatib e con lui hanno discusso della possibilità di un negoziato col regime.
Idlib non crede peró alla buona volontà di Iran e Russia: "I due alleati di Assad non hanno a cuore le sorti del popolo siriano. Anzi, mentre parlo continuano a fornire sostegno materiale alla repressione. Eppure – ammette – incontrando Khatib, russi e iraniani hanno di fatto riconosciuto la legittimità dell’opposizione e del principio che il regime è destinato a uscire di scena". Gli stessi comitati hanno documentato oggi l’uccisione nelle violenze in corso nelle diverse località di almeno 107 persone. Di queste, almeno sette sono minori.






























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