Si blocca al voto finale la legge sul doppio cognome – di Simona Aiuti

Solito pasticcio all’italiana e in Parlamento i “soliti noti”, mediamente bacchettoni, e sufficientemente maschilisti, che forse non hanno capito bene che lavoro stanno facendo e per chi, proprio ad un soffio dal voto finale per la nuova legge sul doppio cognome dei figli già approvata dalla commissione Giustizia che lascia liberi i genitori di scegliere, l’hanno bloccata.

La nuova legge era all’esame finale dell’assemblea con votazione prevista fra oggi e domani, ma un rigurgito purulento e retrogrado, le ha dato un bel calcio, facendo melina e catenaccio, rispedendola all’indietro.

Dopo una richiesta avanzata da Fdi di rimandare addirittura la legge in commissione per sistemare alcune questioni definite “formali” sul testo, è stato poi deciso invece di rinviare a un momento successivo il voto dell’assemblea senza specificare quale, lasciando tutti con un palmo di naso.

Quanto accaduto in aula sulla votazione della legge sul doppio cognome è estremamente grave e scandaloso, una autentica vergogna, come se questo nostro paese non volesse uscire dalle sabbie mobili, allinearsi all’Europa e rispettare la Costituzione italiana. Direi che la misura è colma! Lo stop è arrivato per i veti culturali opposti da alcuni deputati, maschi naturalmente, ma senza addurre motivazioni concrete, poiché negli anni sono state tutte demolite e non ci sono affatto motivazioni concrete, se non quelle dei “benaltristi”.

Il testo di legge è stato votato all’unanimità in commissione Giustizia, allineando finalmente l’Italia agli altri paese europei (Francia, Spagna, Germania, Inghilterra) in materia di trasmissione del cognome ai figli, rispettando i diritti civili delle donne, mettendole alla pari degli uomini.

Tutto questo avrebbe dovuto mettere fine alla concezione patriarcale della famiglia, come sottolineato già nel 2006 dalla Corte Costituzionale e poi molte altre volte! Votando questo disegno di legge, si poteva mettere non solo fine ad un’ingiustizia, ma anche rispondere in modo consono ad una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo che, il 7 gennaio 2014, aveva condannato l’Italia per violazione del principio di uguaglianza, negando ad una coppia la possibilità di dare ai figli il cognome della madre.

Ciò discrimina le donne, lasciando solo agli uomini il diritto di trasmettere il proprio cognome, e di tramandare poi ai figli la propria storia e i propri valori.

Tremano i polsi davanti a tanta prepotenza, strafottenza e all’evidente ignoranza e al maschilismo che non solo blocca il voto finale, ma è stato suggerita addirittura la sospensione della discussione della legge. Che riflettano gli italiani! Che si scuotano le donne, e che si facciano un esame di coscienza coloro i quali negano alle donne italiane la completezza della realizzazione dei diritti costituzionali che anche le rappresentanti del gentil sesso stilarono nella “Costituente”.