Le previsioni davano clima di burrasca su Roma, e burrasca è stata. Non tanto per il meteo, stavolta, quanto per l’atmosfera della mattinata in Senato. Le premesse c’erano tutte, dopo la notizia arrivata ieri all’ora di cena: Pietro Grasso aveva infatti optato per la costituzione a parte civile del Senato contro Silvio Berlusconi nel procedimento di Napoli sulla compravendita di senatori, in relazione al caso De Gregorio. Una decisione presa singolarmente, che ha fatto infuriare soprattutto Forza Italia e Gal, a maggiore ragione perché avvenuta, spiega il capogruppo FI Paolo Romani, dopo parere contrario del Consiglio di Presidenza. "Perché chiedere un parere per poi disattenderlo per una materia così delicata che mette in discussione i rapporti politici e la rappresentatività democratica? Che senso ha convocare un organismo, farlo esprimere, e poi disattendere in maniera così clamorosa le sue determinazioni? Per compiere forse una scelta politica ai danni del leader dell’opposizione? È questo il compito del Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato? È questa la sua idea di terzietà delle istituzioni, che è l’unica condizione per garantire quel rispetto che lui stesso ha tante volte invocato?".
Quella che doveva essere una seduta dedicata al porto di Venezia, si trasforma subito in un dibattito sul tema: Romani chiede la presenza in aula di Grasso, pressoché tutto l’arco parlamentare di centrodestra contesta le decisione del presidente. Per il leghista Massimo Bitonci "è un fatto molto grave, in tutti gli altri casi in cui sono stati coinvolti i senatori questo non è mai successo". E per Maurizio Sacconi (Ncd) "quella terzietà e quella neutralità che dovrebbero caratterizzare la funzione del Presidente di questa assemblea e di questa istituzione sono venute meno". A difesa della presa di posizione di Grasso scende il Pd, con Sergio Zanda ("A Napoli si sta svolgendo un processo per fatti gravi. Il Tribunale ha individuato un danno del Senato poiché, dopo accertamenti e confessioni note anche all’opinione pubblica, ha rinvenuto cambiamenti della collocazione politica di alcuni senatori avvenuti per scambio di denaro. Ebbene questa è una considerazione molto seria. Se poi, a seguito di tali gravi indizi, il Tribunale interpella il Presidente Grasso dichiarando che esiste una lesione ai danni del Senato e chiede al Presidente, nelle sue attribuzioni e responsabilità, di esprimersi sulla costituzione del Senato come parte civile, cosa avrebbe dovuto fare Grasso?") e il Movimento 5 Stelle, molto più lapidario ("Siamo favorevoli, prima o poi l’onestà tornerà di casa anche in Senato" tuona Maurizio Santangelo).
Sta proprio a Pietro Grasso, che nel frattempo si è palesato in aula, l’arringa finale: "Mi potevo aspettare le polemiche, ma sono abituato alle critiche e ai contrasti. Mi meraviglia però il tono così acceso di aggressività su un fatto che per la mia valutazione era un dovere – dice il presidente del Senato – Per la costituzione in parte civile c’è un scadenza, la mia non scelta avrebbe impedito al tribunale di valutare se in fase preliminare il Senato fosse effettivamente titolare di diritti che sono stati lesi. Questo è uno dei motivi per cui non mi sentivo di bloccare il fatto che il Senato e la sua dignità potesse essere presa in considerazione in un processo". Che poi risponde a Bitonci: "Se non ci sono precedenti forse è perché non c’è mai stato un processo del genere. Mi ha colpito che negli atti ci siano le date delle sedute in cui sono stati commessi i reati, poi magari le accuse saranno smentite: nessun intento persecutorio, voglio solo assicurare che il Senato sia presente. Non volevo offendere il consiglio di presidenza, ho informato tutti in maniera anticipata, a chi conosce il regolamento è ben chiaro che si trattava di una consultazione". Ma la spiegazione non convince il senatori di Forza Italia e Gal, che anzi abbandonano l’aula al grido di ‘vergogna, vergogna’ quando Grasso dice: "non è mai successo prima che vi siano processi contro un senatore, anzi fortunatamente ex senatore…". Riferimento a De Gregorio, specifica poi Grasso. Ma a Forza Italia resteranno convinti che l’obiettivo fosse Berlusconi…






























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