"Un clamoroso passo indietro. Clamoroso". Matteo Renzi denuncia: il Nuovo centrodestra rischia di far saltare il tavolo delle riforme. Nel mirino del sindaco, la proposta di modifica del Senato presentata dagli alfaniani: "Non la condividiamo". Ma sullo sfondo c’e’ la difficile intesa sulla legge elettorale. Se non si trova un accordo sull’intero pacchetto, avverte Renzi, Ncd apre "un problema". Ma Gaetano Quagliariello replica: "Non ci stiamo al prendere o lasciare".
L’atteggiamento di Renzi, accusa il capogruppo Ncd Maurizio Sacconi, e’ "arrogante". Provocatorio. E non aiuta affatto a garantire la "stabilita’ operosa" dell’esecutivo nel 2014 quando si dice sicuro che il Pd sara’ al governo con Ncd "il tempo necessario per far approvare ius soli e civil partnership". Sui due temi restano forti le perplessita’ e chiari i paletti del partito del vicepremier. Ma il segretario del Pd scommette che riuscira’ a farli passare, non intende indietreggiare. E non ci sta, Renzi, neanche a far passare l’idea che, arrivato al comando, voglia un rimpasto. "Piacerebbe al M5S, per poi accusarci, ma non ci caschiamo: non ci mettiamo in una grande lotta di poltrone", dice. Perche’ la logica del rimpasto e’ "vecchia, stantia". "Se poi il premier – aggiunge il segretario – pensa che alcuni ministri non stiano andando bene fa benissimo a cambiarli". Sta a Letta, insomma, decidere.
Sulla rotazione in Cdm, cosi’ come sul caso De Girolamo. Anche se sulla vicenda della ministra Ncd il Pd, che ha pronta un’interpellanza, prendera’ una "sua posizione unitaria" dopo averla ascoltata. Del rimpasto, che non piace a Ncd, e del nuovo contratto di coalizione ("L’agenda e’" gia’ "bella chiara", frena il ministro Fabrizio Saccomanni) si tornera’ a parlare solo al rientro di Enrico Letta dal Messico. Mentre Dario Franceschini, che oggi e’ salito al Quirinale, cerca di stoppare le voci su possibili rimpasti: "E’ un giochino che fa male al Paese", dice. Ma e’ la trattativa su riforme e legge elettorale a segnare alta tensione nella maggioranza. Un segnale molto preoccupante, secondo Renzi, viene dalla proposta presentata da Ncd per la riforma del Senato. Prevede infatti che sia un organo elettivo e che ci sia uno stipendio per i senatori (ma con un sistema di compensazione con i consiglieri regionali). Una proposta, sottolinea Quagliariello, che "costa meno di quella del Pd". Ma che il Pd, ribatte Renzi, "non condivide". E che mette a rischio l’intero accordo sulle riforme. Perche’ bicameralismo, titolo V e legge elettorale sono parte di un unico pacchetto inscindibile. E allora, denuncia il sindaco, quello di Alfano e’ "un passo indietro" che rischia di creare un "problema" anche a Letta. Perche’ un’intesa sulle riforme garantirebbe al governo di durare "almeno un anno".
Intanto, mentre si raffreddano i rapporti con gli alleati, Renzi avrebbe oggi incontrato Denis Verdini, gia’ sentito nei giorni scorsi al telefono. E l’emissario di Silvio Berlusconi avrebbe consegnato al segretario Pd la risposta ufficiale di FI: disponibili a un accordo sul sistema spagnolo. La soluzione ispanica spaccherebbe la maggioranza e forse anche il Pd, ma Renzi non la accantona. Ne’ intende accantonare il dialogo con il Cavaliere, con cui non esclude un incontro. Perche’, ribadisce, l’obiettivo e’ "portare a casa" una legge con il piu’ ampio consenso. "Ci presentiamo con un testo solo se in condizione" di vararlo, "altrimenti e’ tempo perso", spiega il sindaco. E nonostante i tempi si facciano sempre piu’ stretti per portare la legge in Aula il 27 gennaio, non e’ detto percio’ che il segretario sveli la proposta Pd giovedi’ in direzione. Renzi e’ alla ricerca dei numeri in Parlamento. E continua a guardare con interesse anche al Mattarellum, sostenuto da Sel e Sc, ma su cui si potrebbe tentare di portare anche FI e parte del M5S. Mentre il sistema dei sindaci, che gode di largo consenso nel Pd (e’ forte il pressing della minoranza, dei governativi e dei lettiani), sarebbe sostenuto da Ncd. Ma c’e’ timore, nella segreteria renziana, per il rischio di ‘paludi’ parlamentari e per eventuali tentazioni dei partiti piccoli e anche di qualche dem, ad andare al voto con la legge proporzionale ‘scritta’ dalla Consulta.
































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