Schettino dà lezioni su ‘gestione del panico’, il colmo – di Leonardo Cecca

Ormai nel nostro martoriato paese non c’è più ritegno. Inutile elencare gli episodi che quasi quotidianamente infangano sia il passato che il presente e, pertanto, mi limito a segnalare, almeno nel momento in cui scrivo, l’ultimo che in un paese che si definisce civile avrebbe suscitato l’indignazione profonda accompagnata da severi provvedimenti sia da parte del Governo, Parlamento e Magistratura, ma, purtroppo, come ben sappiamo, sono ben impegnati a salvare le poltrona e le prebende: si tratta della "Lectio magistralis" dell’ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino in un’aula universitaria a Roma al termine di un master in scienze criminologiche organizzato dalla cattedra di psicopatologia forense della facoltà di Medicina dell’università La Sapienza.

Nella lezione finale Schettino ha commentato una ricostruzione del naufragio del Giglio e raccontato agli studenti universitari aneddoti tratti dalla sua esperienza di comandante di navi, soffermandosi in particolare sulla gestione di situazioni di panico e di crisi. Non entro assolutamente nel merito del procedimento giudiziario in corso, ma mi limito a far osservare che attualmente in Italia sono in galera decine di persone accusate di "intrallazzi" solo per pettegolezzi e per mezze frasi intercettate telefonicamente e nessuno" intrallazzo" è riconducibile ad alcun omicidio seppur colposo.

Nel naufragio della Costa Concordia perirono ben 32 persone e dalle perizie fino ad oggi condotte risulta che la nave larga 35 mt per circa 300 di lunghezza, pertanto non una canoa, sarebbe dovuta passare a" ben "19,5 mt dallo scoglio: se questa, nel caso specifico, si definisce distanza di sicurezza allora significa che siamo proprio in mano a dei dementi.

Quella che fa letteralmente a cazzotti con il tema trattato ed in particolare con "la gestione di situazioni di panico e di crisi" è l’aver affidato il commento a Schettino, poichè, come ben sappiamo, il comandante, fregandosene beatamente del codice marittimo e di una vecchia e consolidata morale marinaresca, avrebbe dovuto lasciare per ultimo la nave ed invece si comportò come i topi che fuggono quando la nave affonda.

La lezione presso l’ateneo mi sembra offensiva verso le vittime, è vergognoso l’invito rivolto dall’ateneo a costui  per fare una grottesca  sceneggiata, senza menzionare la vergogna che investe tutti quelli che fino ad oggi non hanno preso provvedimenti nei confronti di chi ha invitato questo "galantuomo" ad esternare le sue doti di "impavido" marinaio e di comandante. Altra nota desolante e che si commenta da sola è che il "prestigioso" ateneo, causa gli incivili che vi svernano, non fu in grado di garantire una serena visita al papa Benedetto XVI.