Ruby, la condanna ‘politica’ di Berlusconi – di Marco Zacchera

Discorso difficile, ma che bisogna avere il coraggio di fare perché la condanna di Berlusconi al processo Ruby credo segnerà una nuova svolta per la politica italiana e – per le sue conseguenze politiche – particolarmente per tutto il centro-destra. “Le sentenze dei Magistrati si rispettano” dice chi le vede appioppate agli avversari, ma di fatto si contestano quando a subirle è la propria parte politica. Io non contesto, ma vorrei ragionare andando al di là degli schieramenti e dei preconcetti, sottolineando che con questa e altre sentenze una certa Magistratura ha voluto agire in termini politici pesanti condizionando lo stesso voto popolare e la democrazia nel nostro Paese: non so quanti cittadini se ne siano resi conto. 

Di fatto si apre con estrema serietà un conflitto istituzionale profondo tra poteri dello Stato perché – potenzialmente eliminando dal contesto politico una persona che pur ha ricevuto milioni di voti – si dà ad alcuni singoli Magistrati che non rispondono a nessuno, tanto meno al popolo, poteri enormi. Tra l’altro i voti a Berlusconi sono venuti anche dopo i fatti a lui contestati e quindi la parte dell’opinione pubblica che lo ha votato lo ha fatto pur perfettamente al corrente delle sue presunte malefatte.

Aggiungo che al si sopra di ogni valutazione penale ci sta un fatto non tanto solo “morale” ma oggettivo: anche se si è nella sfera del privato, chi fa il premier deve comportarsi sapendo che quello che fa può o potrà diventare di dominio pubblico e quindi, anche se puritano non è, deve evitare comunque atteggiamenti che si prestino a dare scandalo o a turbare e svilire il proprio ruolo istituzionale. In questo Berlusconi è sicuramente colpevole, e nel pesare negativamente il vostro giudizio su di lui aggiungeteci per questo tutto il carico che volete.

Poi c’è l’aspetto penale, ovvero che far sesso con una minorenne  è reato. E qui mi pare che ci sia ampia possibilità – nell’infliggere una qualsiasi pena – di graduare se uno fa sesso con una dodicenne, magari stuprandola, una diciassettenne consenziente o escort di mestiere, ma i giudici di Milano – vista la condanna – questo aspetto non pare l’abbiano colto, anzi, sembra che scientemente abbiano “politicamente” deciso di infliggere il massimo possibile, addirittura andando al di là di quanto chiesto dalla Boccassini. Questa è ovviamente una mia opinione contestabile, ma a me pare evidente.

Inoltre (e stiamo andando avanti svelto) c’è un altro dato di fatto, ovvero che la nostra Giustizia è obiettivamente allo sbando riuscendo a condannare solo una minima parte degli autori dei reati che colpiscono gli altri cittadini. Parliamo di milioni di denunce finite nel nulla perché gli inquirenti non hanno tempo e voglia di intervenire, perché il lavoro dei magistrati è tardivo, perché non si trovano prove. E’ un concetto importante perché se “la legge è uguale per tutti” ciò dovrebbe avvenire con lo stesso metro di giudizio verso tutti gli imputati e in tutte le indagini, non solo contro alcuni e in alcuni casi, anche per rispetto ai cittadini che quasi mai vedono condannato chi ha leso i propri diritti.

Mi sembra invece che i termini della condanna e le indagini indubbiamente esasperate a carico da sempre di Berlusconi abbiano dimostrato che per accertare i fatti si siano spesi anni ed un cumulo di soldi pazzesco, tale da pagare per anni il funzionamento di tribunali interi (quelli che poi restano senza cancellieri, computer e carta per fotocopie…). Farebbe bene il ministro della giustizia a fare i conti e a pubblicarli (ma perché non lo chiede il Parlamento?) ricordandoci che il tutto serviva solo – nell’ultima indagine – ad accertare se una formosa diciassettenne avesse detto o meno al “partner” di non avere ancora 18 anni.

Anche i pìù sfrenati avversari di Berlusconi devono pur ammettere che è stato anche quest’ultimo un processo “politico”, dove la procura di Milano “voleva” la condanna a tutti i costi e per averla ha fatto di tutto, come però NON fa (purtroppo) in migliaia di altri casi. Ve la vedete la dott.ssa Boccassini prendersela così tanto contro un capobanda di sfruttatori della prostituzione magari dell’est europeo? Io non ce la vedo, eppure quanti sfruttatori di minorenni l’hanno fatta franca in questi anni perché tanti inquirenti anziché cercare le prove contro di loro erano a controllare le lenzuola delle “Olgettine”? E quanti di loro sono stati condannati severamente come Berlusconi? Credo nessuno. Questo non è corretto perché non dovrebbe contare solo la notorietà del personaggio, visto che la legge dice che un Magistrato deve (o dovrebbe) svolgere il suo ruolo senza preconcetti o non sarebbe più moralmente super partes e quindi sereno nel suo lavoro e nel suo giudizio. Che poi 32 testimoni non vengano creduti (ma si sono raggiunte le prove di corruzione nei loro confronti? Non sembra, eppure ci sono state decine di migliaia di intercettazioni…) e a loro volta vengano tutti denunciati per falsa testimonianza pone un altro problema: in un futuro, in qualsiasi processo, che succederà a chi mai dovesse testimoniare a favore del reo, se quel reo è Berlusconi? Anche questa è una lesione dell’obiettivo diritto di difesa. Mi pare che mai come in questo caso il concetto di “legittima suspicione” fosse evidente e per questo sarebbe stato meglio per tutti che il processo non si fosse svolto a Milano. Qualsiasi sentenza fosse uscita da un diverso tribunale sarebbe stata accolta con più credibilità da parte dell’opinione pubblica. Certo che Berlusconi può poi aver fatto di tutto per irritare, provocare, irridere la Corte, ma a sua volta dirà che a Milano gliela avevano già fatta pagare cara tante volte in passato e che quindi lui si limitava a difendersi: come nelle guerre civili tutti hanno un po’ di ragione nei propri comportamenti perché ci sono i precedenti e anche questo va considerato.

Il tutto si inserisce poi in un contesto politico, mina il governo, ribalta le situazioni, porta Berlusconi ad indossare i panni della vittima minimizzando le sue colpe. Con una condanna così pesante di fatto, quindi, il ruolo dei giudici diventa pesantemente “politico” e ne consegue che se alla base della sentenza non ci fosse stata totale obiettività di giudizio (come milioni di persone pensano così sia effettivamente avvenuto) mi domando se siano equamente rispettati o invece platealmente violati gli equilibri costituzionali che stanno alla base del nostro ordinamento giuridico: una questione che il Presidente della Repubblica (che è anche a capo del Consiglio Superiore della Magistratura) non può ignorare, con un CSM che dovrebbe intervenire ad evitare abusi. Ma se a sua volta il CSM è diventato un organo politico – confermato dalle sue note posizioni e contrapposizioni politiche interne – che garanzie di obiettività restano ai cittadini e che fiducia nella Giustizia?