Riforme, il ministro Boschi: nessun rischio, avremo i numeri

Nel giorno in cui le riforme costituzionali arrivano in Aula a Palazzo Madama, il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, non si dice preoccupata per i numeri, come spiega in un’intervista al Corriere della Sera. E sostiene che "non c’è nessun rischio" per il governo, "se avessimo avuto paura avremmo cercato di fare melina, invece di chiedere una accelerazione sui tempi per andare direttamente in aula. Il gioco d’azzardo non ci piace, mantenere l’impegno con i cittadini sì".

Sottolinea che "il voto sul calendario vede uno scarto di oltre 70 senatori. Calderoli è un fantasista, ma la realtà è più forte di lui". E aggiunge che tutti i voti sono buoni, anche quelli di Verdini, Tosi e Berlusconi: " Sì. Se chi le ha votate le rivotasse, la riforma avrebbe più valore. La nostra prima esigenza è rispettare i tempi. Vogliamo chiudere prima possibile per lasciare l’ultima parola ai cittadini con il referendum", "la sinistra da sola in Senato non basta. Cercheremo di coinvolgere la minoranza Pd, ma è molto importante coinvolgere soprattutto la maggioranza degli italiani. E a loro io dico che non molliamo perché, se non fossimo stati determinati su mercato del lavoro, pubblica amministrazione, scuola, oggi non avremmo tanti posti di lavoro in più, il Pil che cresce e i consumi che aumentano. L’Italia ha svoltato grazie alle riforme, non ci fermeremo adesso". Nota anche che "dall’inizio del mandato di Renzi abbiamo fatto 25 direzioni contro le 9 della segreteria Bersani. Però a un certo punto bisogna decidere, non può esserci sempre un rilancio". E dei dissidenti del Pd dice: "Sono certa che non ci sarà scissione".

Se Grasso riterrà ammissibili gli emendamenti all’articolo 2 e la riforma ne uscirà stravolta, cosa accadrà? "Vedremo cosa deciderà Grasso nella sua autonomia, la Finocchiaro ci ha già dato l’interpretazione secondo la quale non si può rimettere in discussione la doppia lettura conforme. Ma la riforma non sarà stravolta". E aggiunge: "Se Camera e Senato hanno già votato un testo, nessuno può rimetterlo in discussione. E’ la tesi della Finocchiaro, dei costituzionalisti, delle consuetudini. E’ un principio che vale da sempre. Se lo superi vale per tutti gli altri articoli e vorrebbe dire riaprire tutto il provvedimento". "Se il presidente del Senato ha qualcosa da dire lo dice. Non lo fa filtrare. Questa è la Costituzione, non una fiction". Inoltre evidenzia che "la vita del governo dipende dal Parlamento, ogni giorno. Grasso in mano non ha nessun cerino, ma solo la Costituzione e il regolamento del Senato. Ha detto che ci farà sapere solo in Aula. Bene, adesso siamo in Aula, lo aspettiamo".

"Il piano andava spostato all’Aula perché il confronto politico era bloccato. Tutte le volte ci dite che non abbiamo i numeri, però alla fine le riforme passano sempre". E nota che "Calderoli, con i suoi 500 mila emendamenti, ha fatto spendere un sacco di soldi al Senato e poi, dieci minuti prima della capigruppo, li ha ritirati, tanto per dare il senso di quanto fossero importanti. E comunque ne restavano 3.150". Sottolinea quindi che "abbiamo l’esigenza di rispettare la data del 15 ottobre, perché poi dobbiamo presentare la legge di Stabilità. L’Europa ci riconosce spazi finanziari di flessibilità se in cambio facciamo le riforme. La sola clausola delle riforme vale qualcosa come otto miliardi da spendere. E poi quale fretta? Sono 70 anni che stiamo aspettando la fine del bicameralismo paritario". Quindi prosegue: "Si lavora per trovare un accordo. Senza chiusure. Andare in Aula non vuoi dire che si interrompono confronti e incontri, ci sono tutti i margini. Anche se avessimo finito i lavori in commissione d’amore e d’accordo, Calderoli aveva annunciato sei milioni e mezzo di emendamenti per l’aula… Meglio affrontarlo subito". E conclude: "Non vivo l’ansia, la drammatizzazione la fanno gli altri. Cerco di dare una mano per trovare l’intesa. Come sempre in passato, la maggioranza c’è, si è visto sul calendario. Mi piacerebbe che ci fosse anche il Pd tutto unito e spero in una soluzione che tenga tutti assieme, magari con un pezzo delle opposizioni".