Riforme, Chiti (Pd): su Senato e legge elettorale sono perplesso

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"Se uno pensasse che il Pd di oggi è dovuto ai tre mesi di segreteria Renzi, direbbe una sciocchezza. Noi, però, non siamo riusciti a fare del Pd un partito plurale e alla fine è emersa una struttura che si presta a essere più personale. Insieme ad altri ho la responsabilità di questo, ma a Renzi un partito personale può andare bene". Così Vannino Chiti, senatore Pd autore della proposta alternativa a quella del governo sulle riforme costituzionali, in una intervista al Secolo XIX nella quale parla anche del caso Errani "persona perbene, che stimo" le cui dimissioni hanno mandato "un messaggio di grande responsabilità istituzionale". E precisa: "Conosco Errani da una vita. E’ una persona per bene. Penso che stia passando un calvario e gli sono vicino. Ha fatto un gesto di grande responsabilità istituzionale ma secondo me non è colpevole". Evidenzia che si tratta poi di una vicenda diversa da quella di Giorgio Orsoni: "Se uno parcheggia in zona vietata sbaglia, ma non è la stessa cosa di investire una persona. Le situazioni vanno pesate in modo oggettivo".

Parlando di riforme, Chiti osserva: su temi come "immunità e attività legislativa" bisogna intervenire, altrimenti "trasformeremo il nuovo Senato in un inutile parerificio", una fabbrica di pareri e basta. Chiti si augura che si possa "aprire in Aula un confronto sereno" ma non nasconde le perplessità su di una riforma che rischia "di farci versare più lacrime di quanto accaduto con il Titolo V" e "molte di queste saranno lacrime di coccodrillo, perché qualcuno è consapevole di quello che si sta facendo, ma io questa responsabilità non la voglio", mentre "per fare chiarezza basta mezz’ora".

E sottolinea: "Non è vero, come dice il governo, che il nuovo Senato funzionerà come il Bundesrat tedesco. In Germania se il Bundesrat avanza una proposta, la Camera può respingerla ma deve farlo con la stessa maggioranza con cui il provvedimento è passato nell’assise espressione dei governi regionali. Con la proposta del governo, invece, basterebbe un semplice 50 per cento più uno. Così trasformiamo il Senato in un ente che produrrà solo pareri inutili".

Esprime poi perplessità sull’Italicum: "Prevede piccole liste, ma non introduce nè collegi uninominali nè preferenze. Questo vuol dire una Camera di 630 nominati e un Senato eletto in secondo e terzo grado perché del listino in cui inserire, contestualmente alle elezioni regionali, il nome dei futuri senatori non si è saputo più nulla. Sono cose che ci allontanano dalla gente".