Rete consolare, Di Biagio (Ap): riscontri dal Ministero su contrattisti Usa

“Nella giornata di ieri il Ministero degli Affari Esteri ha risposto alla mia interrogazione (N 4-05665) relativa alle criticità degli impiegati a contratto della rete diplomatico-consolare negli Usa.” Lo dichiara Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare.

“La replica evidenzia che: ‘La Farnesina è ben consapevole del ruolo essenziale svolto dal personale a contratto nell’ attività degli Uffici diplomatico-consolari italiani negli Stati Uniti d’America ed è impegnata a garantire a tale categoria professionale i diritti e le tutele previste dal nostro ordinamento e dalla normativa ad essa applicabile.

In tale ottica si conferma che la Farnesina ha recentemente accordato, con decorrenza a partire dal 1 aprile 2016, un adeguamento retributivo del 5 % per tutti gli impiegati a legge locale e a legge italiana post ’97, accogliendo la richiesta avanzata in tal senso dall’ Ambasciata d’ Italia a Washington nel 2015. Tale aumento è stato deciso sulla base della normativa vigente, che vincola la revisione dei trattamenti economici del personale a contratto degli Uffici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale all’ estero al variare di alcuni parametri, di cui il principale è rappresentato dalla comparazione con le retribuzioni offerte da altre rappresentanze diplomatico-consolari, in particolare quelle dell’ Unione Europea, e da organizzazioni internazionali operanti nella stessa sede. Si tiene poi conto delle condizioni del mercato del lavoro locale e dell’andamento del costo della vita. La Farnesina è pertanto tenuta a vagliare attentamente ogni richiesta di adeguamento salariale proveniente dalla rete all’estero alla luce di questi criteri e in base alle limitate risorse disponibili, verificando la sostenibilità della spesa sul medio periodo e definendo una scala di priorità volta in primo luogo ad alleviare le situazioni più critiche. Alla luce di queste considerazioni, gli Stati Uniti sono stati inclusi nella recente tornata di aumenti retributivi, del valore di 1.050.000 euro, che ha interessato complessivamente 500 dipendenti in 29 Paesi’.

“Nella replica – prosegue Di Biagio – si legge inoltre che : ‘Premesso ciò, occorre tuttavia tenere presente il diverso regime contrattuale degli impiegati a legge locale rispetto a quelli a legge italiana. Questi ultimi – che rappresentano una categoria ad esaurimento, a seguito della complessiva riforma operata dal decreto legislativo 103/2000 – godono della copertura sanitaria nei limiti delle prestazioni garantite dal Sistema sanitario nazionale ( SSN) per i cittadini italiani (le spese sono sostenute dal Ministero della Salute, tramite una convenzione stipulata con una compagnia americana) e della tutela previdenziale, garantita dall’ iscrizione all’ INPS. I relativi contributi sono commisurati a una retribuzione convenzionale rivalutata annualmente sulla base degli indici del costo della vita in Italia. La Farnesina, su richiesta dei dipendenti negli USA, ha avviato nel 2016 un tavolo negoziale con il Ministero del Lavoro e con quello dell’ Economia e delle Finanze al fine di giungere ad una revisione delle summenzionate retribuzioni convenzionali.

Il regime contrattuale del personale a contratto locale è invece regolato dalla normativa americana, con le ulteriori garanzie offerte dalla legislazione italiana (DPR 18-1967), le quali fanno sì che i dipendenti degli Uffici diplomatico/consolari italiani negli USA beneficino di un trattamento più favorevole rispetto ad altri lavoratori locali. Essi godono infatti di un’ assicurazione sanitaria nei limiti previsti dal Sistema Sanitario Nazionale, secondo modalità differenziate per gli impiegati iscritti all’ INPS (copertura assicurativa nelle stesse forme previste per il personale a legge italiana) e per quelli che non lo sono (copertura a carico della Farnesina, con polizza sanitaria contratta con una compagnia americana e attiva dal 1.1.2016). Sul piano previdenziale, l’art. 158 del DPR 18/1967 prevede le seguenti forme di tutela: iscrizione al Social Security Fund per coloro che sono in possesso di cittadinanza americana ( la Farnesina versa il 50% dei contributi totali, nonostante la legge americana preveda che i contributi siano integralmente a carico del lavoratore);  copertura tramite assicurazione privata per gli impiegati cittadini di Paesi terzi (con contribuzione ripartita a metà tra Amministrazione e impiegato); iscrizione all’ INPS su richiesta degli impiegati che hanno cittadinanza italiana. In quest’ultimo caso, i contributi sono calcolati sul 50% della retribuzione, sulla base dell’ equivalenza tra base contributiva e base imponibile (fissata al 50% della retribuzione per i soggetti IRPEF), ma si sta valutando da parte della Farnesina una soluzione che permetta, per coloro che sono soggetti al fisco americano, un aumento della contribuzione previdenziale da calcolare sul 100% della retribuzione’”.

“Il Maeci – spiega il senatore – prosegue evidenziando che: ‘Alla luce di quanto sopra esposto, si evidenzia il forte impegno della Farnesina al fine di superare le criticità attuali e fornire riscontro alle aspettative del personale a contratto, attraverso l’attuazione di varie iniziative sul piano dell’ adeguamento retributivo, nonché sul fronte sanitario e previdenziale. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è altresì pronto ad esaminare tempestivamente eventuali istanze di modifica del contratto del personale a legge locale che siano motivate da aggiornamenti delle pertinenti norme USA.

Con riferimento, infine, all’ Accordo di sicurezza sociale tra Italia e Stati Uniti, in vigore dal 1 novembre 1978, il Governo ha intenzione di promuoverne la revisione, al fine di adeguare il testo ai cambiamenti intervenuti nella legislazione dei due Paesi e al mutato scenario migratorio. Nel corso del negoziato si verificherà la disponibilità della controparte americana ad estendere le tutele previdenziali a categorie di lavoratori finora escluse, come i dipendenti pubblici, in modo che possano totalizzare i contributi versati nei due Paesi, come già avviene per quelli del settore privato’”.

“Auspico – conclude Di Biagio – che gli intenti di tutela espressi dal Ministero vengano portati avanti con determinazione, al fine di scongiurare ulteriori criticità per i nostri contrattisti all’estero.”