Repubblica Dominicana, viaggio al Morro di Montecristi (FOTO) – di Paolo Cerulli

San Fernando de Montecristi, 120 Km a Nord di Santiago de los Caballeros, è un’altra meta affascinante. Vicinissima al confine Haitiano ed alla famosa Isola di Tortuga, vi farà sognare di galeoni, pirati e bucanieri. I suoi fondali custodiscono i relitti di antichi velieri e più recenti mercantili, che ancora attirano avventurosi cacciatori di tesori ed appassionati di immersioni subacquee.

Sebbene la zona sia poco frequentata dal turismo, vi stupirà la bellezza del suo mare, l’atmosfera da ultimo paradiso delle isolette disabitate, che ne costellano le acque, i riflessi d’oro e smeraldo delle sue foreste di mangrovie.

Si arriva percorrendo l’Autopista Duarte e, da lontano, l’imponente profilo del Morro, ci annuncia che la meta è vicina.

Montecristi è attraversata da viali larghi e ordinati, che si incrociano perpendicolarmente; la cittadina è piccola ed il traffico scorre insolitamente tranquillo. Gli alberghi, eccetto El Morro, più costoso ed esclusivo, sono abbastanza economici e modesti, ma sicuramente non ci trascorrerete molto tempo.

Assolutamente irrinunciabile è l’escursione in barca a Cayos los Siete Hermanos, sette isolette disabitate lungo quella che è considerata la barriera corallina meglio conservata della Repubblica Dominicana. Poco fuori il paese, sulla strada che porta verso El Morro, c’è un piccolo club nautico dove potrete contrattare con il “Capitano” costo e percorso dell’escursione in catamarano.

Si parte il mattino presto, la navigazione è molto piacevole, perché in quella zona, protetta al largo dalla barriera corallina e ad est dalla montagna, l’oceano è quasi sempre calmo. Il mare è molto pescoso e l’equipaggio ne approfitta per calare a poppa due canne da traina; è quasi garantita l’emozione di pescare un barracuda, un dorado o un tonnetto.

Dopo un paio d’ore, superate alcune isolette, ci si ferma per fare un bagno nelle acque cristalline, maschera e pinne per esplorare la barriera ricca di pesci colorati e poi una passeggiata sull’isola deserta sognando storie di pirati e tesori nascosti, corsari e galeoni, Sir Francis Drake ed il pirata Barbanera.

La spiaggia è piena di grandi conchiglie, bellissime, portate lì dalle onde per la gioia dei rari visitatori. Raccolto un souvenir, si torna al catamarano; è ora di far rotta verso la costa alla volta dell’incontaminata foresta di mangrovie.

Quello delle mangrovie è un ecosistema prezioso e delicato; un intricato dedalo di canali, offre riparo alla fauna marina e difende la costa dall’erosione. La foresta di mangrovie di Montecristi si estende per decine di chilometri, fino a Luperòn. Si entra nel canale principale e dopo una breve navigazione in questo labirinto, che solo i pescatori locali conoscono abbastanza da non perdersi, si raggiunge una piscina naturale dove fare un bagno rinfrescante.

Per un gioco di luci che si rifrangono sull’acqua e sulla vegetazione, il mare trasparente appare di un raro color giallo-oro, nonostante la sabbia sul fondo sia bianca; si nuota fra piccoli pesci, granchi e tante stelle marine di un rosso acceso.

La tappa successiva è una piattaforma su palafitte attrezzata con tavolo e panche, dove ci raggiunge una barchetta con il pranzo a base di pesce, naturalmente freschissimo, riso bianco e gli immancabili “tostones” di platano. Dopo una mattinata di navigazione è piacevole mangiare e rilassarsi all’ombra delle mangrovie, osservando il volo dei tanti falchi pescatori che volteggiano nel cielo a caccia di prede.

Si riparte e sulla via del ritorno un’altra sosta d’obbligo è all’Isla Cabra. Un’isoletta ad ovest del Morro proprio al limite della Baia di Montecristi, che al centro nasconde una piccola salina. Si rientra al porto e ci resta un po’ di tempo per una passeggiata sul Morro, per ammirare lo spettacolare panorama della costa. Di fronte l’Isla Cabrita con il vecchio faro, ad ovest la baia con le sue acque tranquille e la costa che sfuma all’orizzonte oltre la frontiera di Haiti, ad est l’oceano che frange impetuoso sulla spettacolare Playa del Morro.

La strada che dal mare conduce al centro città costeggia la zona delle saline, da cui proviene la maggior parte del sale consumato nel Paese. Le saline risalgono al XVI secolo ed il sale viene estratto dall’acqua di mare con le stesse tecniche di allora.

Proseguendo verso il centro si incontra il Parco, con il famoso Reloj progettato dall’Ingegnere Eiffel, che ricorda in piccolo, con la sua struttura a traliccio, la famosa torre di Parigi.

Non ci resta che andare a cena in uno dei caratteristici ristoranti dove si gusta la particolare cucina locale. Oltre ai meravigliosi prodotti del mare la specialità del posto è il “Chivo liniero”. Anche se noi occidentali non apprezziamo particolarmente la carne di capra, consiglio di provarlo; è un piatto piccante e gustoso. Pare che le capre della zona si nutrano del profumatissimo origano locale e pascolando ne aspirino l’aroma che conferisce un gusto delicato e fragrante alla loro carne, il resto lo fa il fiero peperoncino Habanero; da provare anche i bocconcini di pollo fritti dalla sfiziosa impanatura croccante.

Se capitate in zona di lunedì o di venerdì, siete amanti del mercato e volete provare un’esperienza unica, una full immersion nel “caos” totale, non potete mancare una visita al Mercato di Dajabon. Lì arrivano gli haitiani che, attraversando la frontiera, vengono a vendere di tutto a prezzi molto bassi. C’è la zona alimentari, la zona casalinghi, l’abbigliamento nuovo, l’usato, le marche imitate e, a volte, le originali, il tutto in un brulichio di umanità vociante, variopinta e… sudata. Mettete i vostri beni al sicuro e tuffatevi nella calca, entrerete in un’altra dimensione spazio-temporale e, dopo lo sconcerto iniziale, nuoterete anche voi come un pesce nell’acqua, contenti di aver resistito alla tentazione di rinunciare.

Il bello della fantastica Repubblica Dominicana è anche questo; non solo spiagge e palme, ma anche storia, cultura e umanità.