Renzi, Letta, Silvio e l’Inferno di Benigni – di Franco Esposito

L’inferno di Benigni. Il sindaco Renzi, Letta, Berlusconi e Michelangelo, a corredo del capitolo conclusivo della prima cantica della Divina Commedia. Il “Tutto Dante”, che nella concezione del comico toscano premio oscar del cinema rappresenta il progetto della vita. Benigni torna in piazza con la sua arte, la sua ironia, la sua intelligenza, il suo magico istrionismo. Piazza Santa Croce, a Firenze, sarà ancora lo scenario dell’escursione di Benigni nelle terzine dantesche.

Prima serata il 20 luglio, l’ultima il 6 agosto. Spettacoli, recital, da tutto esaurito. Benigni in piazza con l’Inferno di Dante ha registrato l’anno scorso oltre 70 mila presenze. Firenze e il mondo di passaggio in città hanno applaudito e apprezzato. Renzi, Letta, Berlusconi, Michelangelo. “In quei gironi, Firenze sarà speciale. Si visita la tomba di Michelangelo, si vede la culla di Renzi, si parla del Cavaliere, si va a sentire Dante. Cosa volete di più dalla vita?”, chiede Benigni in maniera sommessa; la domanda è puramente retorica, lui già conosce la risposta. Bastano e avanzano quelli del magnifico quartetto. Il divertimento è assicurato.

Benigni promette di essere uno scoppiettio di trovate, a partire dal 20 luglio. Matteo Renzi? Benigni intreccia battute e riflessioni alla sua maniera intorno alla persona del sindaco di Firenze. Il personaggio più titolato e più presente nei giornali e nelle televisioni d’Italia. Il grande rottamatore del Pd, il partito che ha cambiato pelle, in parte costretto al travestimento politico dopo il risultato delle ultime elezioni.”Renzi ha perso le primarie per essere apposta a Firenze per il mio spettacolo. Altrimenti avrebbe dovuto essere in ben altri inferni. La sua presenza crea uno scintillio, riempie e illumina. Me ne sono accorto l’anno scorso”. Benigni assicura di aver votato Renzi alle primarie. “Il voto l’ha dato anche Bersani, e glielo ricordo in maniera chiara ogni volta che lo incontro”. Una sorta di mistero della fede. Ma Benigni è questo, inimitabile, ironico, talvolta paradossale. I suoi paradossi comici meritano attenzione. Renzi sistemato in altri inferni, se fa il birbante.

E Letta? L’ironia di Benigni è un graffio. Ma dallo sbrego sgorga naturale una grande verità. “Letta si trova adesso in una selva oscura. Non solo lui, anche il governo. E dalla selva oscura non sanno bene come uscirne fuori”. Silvio Berlusconi a completamento del quadro di esilarante comicità. Riso amaro, purtroppo. Per come è messa oggi l’Italia, infatti c’è poco da ridere. “Sapete che con il Cavaliere io ho avuto sempre un rapporto bellissimo”. L’ironia per dire che lui, Roberto Benigni, Berlusconi lo odia. “Odio platonico, puro. Come comico provo un sentimento di grande gratitudine, laddove ho avuto sempre sospetti e paura sulla dirittura politica del Cavaliere”. Palese ironia è ora graffiante in maniera chiara. “Si parla tanto della ineleggibilità di Berlusconi. L’Italia è un paese davvero straordinario: è come se scoprisse oggi che la Divina l’ha scritta Ludovico Ariosto, non Dante Alighieri. Siamo bravissimi: abbiamo scoperto all’improvviso che Berlusconi è ineleggibile. Non lo dico io e neppure voi, lo dice un articolo del 1957”. Messa a segno la frecciata, il piccolo diavolo, ne inventa un’altra. “Berlusconi ineleggibile dal 1957: avevano già deciso prima ancora che nascesse Renzi”.

Benigni non risparmia nessuno. Per l’artista apprezzato in tutto il mondo, raggiungere il massimo non è mai un problema. Ascoltate questa, merita. “A sentire Dante avrei invitato anche Marchionne. Assicura che verrà a tutte le serate perché Firenze è la più bella città del mondo. Mi ha proposto anche di leggere il Paradiso a Detroit, ci sto pensando”. Se non è arte dell’improvvisazione, se questa non è pura bellezza dell’ironia, trovatene un’altra migliore. Non c’è, non esiste. Ha richieste da tutto il mondo. Gli americani vorrebbero Benigni protagonista di un paio di film. Ma sì, lui al cinema tornerà, e presto, forse. “Ma prima devo finire Dante, che è infinito, come sapete”. Poi, vorrebbe/potrebbe dedicarsi ai Dieci Comandamenti. L’idea gli garba, è allettato dal progetto. Si farà? “I Dieci Comandamenti sarebbero un tema meraviglioso. All’inizio sembrava uno scherzo, ora l’idea viene presa molto sul serio”. I Dieci Comandamenti, come, dove, quando? L’idea è nata come un saluto natalizio. “Come lo può fare il Presidente della Repubblica, penso possa farlo anche un pagliaccio come me”.

Benigni ha fatto una serata in tv sulla Costituzione Italiana, ma c’è differenza. “Soprattutto una: i Dieci Comandamenti li conoscono tutti a memoria”. E qui l’artista comico confeziona un’altra delle sue proverbiali battute. “Sarebbe utile spiegare, ad esempio, cosa vuol dire non rubare”. Ogni riferimento ai politici non è puramente casuale. I Dieci Comandamenti da presentare in piazza a Firenze. “Dieci serate per ogni comandamento”. L’Inferno di Benigni e quello di Dan Brown. Autore di un libro di successo, un best seller dal titolo “Inferno”, vorrebbe Benigni nel film tratto dal suo romanzo. L’artista, a sua volta, spera di averlo ospite ad una delle serate fiorentine. Benigni non ha ancora letto il libro, però è conquistato da una parola che per lui ha valore di magia: “Il titolo Inferno è straordinario e di grande bellezza”.