Renzi e la privacy [VIDEO]

Basta con questa indecente abitudine di sbattere sui media ogni contatto personale ben prima che diventi un eventuale documento penale: non è giusto, né per Renzi né per chiunque altro

Mi ha colpito la vicenda legata alla pubblicazione della telefonata privata tra Matteo Renzi e suo padre. Tutti i lettori sanno che ho criticato Renzi mille volte, ma che su un giornale debba apparire il testo di una telefonata privata tra padre e figlio non lo trovo assolutamente giusto né per Renzi né per chiunque altro.

Basta con questa indecente abitudine di sbattere sui media ogni contatto personale ben prima che diventi un eventuale documento penale: possibile che non si riesca mai a sapere chi tra inquirenti, cancellieri, giudici, pm, avvocati metta in mano ai media documenti di ogni tipo? Non un’inchiesta interna chiara per capire, denunciare, bloccare le fughe di notizie, mai. Questa è barbarie mediatica ma soprattutto ipocrisia in presenza di mille norme stupide quanto disattese sulla presunta “privacy” che servono solo per nascondere quando lo si vuole e invece per sbattere i mostri in prima pagine mille altre volte.

Diamoci una regola e facciamola applicare, ricordandoci però che quello che subisce oggi Renzi i suoi avversari l’hanno subito per decenni (vedi Berlusconi) e nessuno volle intervenire, neppure l’ineffabile ex presidente Napolitano che oggi prorompe dichiarando “E’ una situazione indegna”, dimenticandosi che è stato sette anni (+ bonus) al Quirinale, da dove avrebbe potuto in ogni momento spingere per una sollecita revisione della legge sulle intercettazioni, ma non l’ha mai fatto.

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Quello che inquieta, comunque, sono anche i contenuti di quella e di altre telefonate di cui, leggendone le trascrizioni, colpiscono non solo le parole dette, ma soprattutto come possano essere considerate “ininfluenti” per una Procura (con richiesta di distruzione) e invece gravi per un’altra, innescando il solito conflitto tra procure che normalmente finisce con un insabbiamento generale.

La Procura di Roma è da decenni chiamata “Il porto delle nebbie”, mentre da Napoli partono inchieste superstar ampiamente riprese dai media, ma che poi si disperdono, anche perché spesso trasferite ad altri.

La gente vorrebbe insomma soprattutto capire se sia vero o meno che un generale dei Carabinieri fosse a casa di Tiziano Renzi a informarlo in merito a indagini in corso, cosa siano i continui richiami a passate “bugie” che Renzi (figlio) imputa al padre, al ministro Lotti e al resto di quel sottobosco fiorentino che tutto sembra tranne che trasparente.

Idem per la ministra Boschi: dichiarò in parlamento che non aveva mai brigato in favore di Banca Etruria (co-diretta dal padre) ed oggi si scopre che mentì: come può restare moralmente al suo posto, indipendentemente da qualsiasi altra vicenda?