Regno Unito al voto: Clegg e Farage, outsider agli antipodi

Diversi sotto ogni profilo, Nick Clegg e Nigel Farage, alla guida rispettivamente dei Liberaldemocratici (Libdem) e degli euroscettici anti-immigrazione dell’Ukip, sono accomunati dal ruolo di outsider, destinati con ogni probabilita’ a rimanere tali dopo le elezioni britanniche del 7 maggio. Il primo arranca nei sondaggi, l’altro ha prospettive migliori, ma ben al di sotto dei risultati record raggiunti nell’ultimo voto europeo.

Nick Clegg, 48enne leader dei Libdem e vicepremier in carica, sembrava l’astro nascente nel firmamento politico alle elezioni del 2010. Nei dibattiti televisivi i suoi avversari dicevano, in quello che era diventato un tormentone, ”la penso come Nick”. Oggi molto e’ cambiato. Dopo cinque anni trascorsi al governo coi conservatori di David Cameron, ha perso smalto, tanti consensi e rischia perfino di non riconquistare il suo seggio nelle elezioni del 7 maggio: eventualita’ che metterebbe fine alla sua leadership. Per i critici, l’accordo con Cameron si e’ trasformato in un abbraccio mortale, in cui i libdem ”alleati junior” hanno subito le politiche dei Tory piu’ che imporre le proprie. Clegg si propone questa volta di mettere una serie di paletti – come una sorta di moderatore, dice – a una potenziale coalizione post voto che potrebbe essere con i conservatori ma pure con i laburisti. Resta uno dei piu’ convinti leader filo-europei in un panorama politico in cui si parla di riforma dei poteri di Bruxelles e di Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Ue, ma e’ ormai pronto ad accettare un referendum sull’Ue, preteso da Cameron, se fosse il pegno per restare al governo.

Nigel Farage, controverso leader degli euroscettici, vuole che il suo Ukip con queste elezioni diventi una presenza consolidata nel Parlamento di Westminster. Farage, 51 anni, e’ reduce dallo storico successo alle europee del maggio 2014, in cui il partito del ‘no’ all’Ue prese piu’ voti di tutti nel Regno Unito, e dai primi due seggi conquistati alla Camera dei Comuni grazie a ex conservatori passati dalla sua parte. Ma ripetere questi exploit non sara’ facile, soprattutto con un sistema elettorale nazionale che premia i partiti tradizionali e radicati sul territorio e nei collegi. Farage nel suo programma punta alla ‘pancia’ dei britannici, invocando l’uscita dall’Unione europea, passo cruciale per arrivare a un taglio drastico all’immigrazione. Tante le sue dichiarazioni borderline: di recente ha detto che l’aumento del traffico in Inghilterra e’ da imputare agli stranieri ed ha proposto di non offrire assistenza medica ai malati che dall’estero arrivino nel Regno.