Quirinale, voglio Silvio Berlusconi presidente della Repubblica – di Leonardo Cecca

L’ennesima farsa italiana dal titolo "votazioni presidenziali" messa in scena dai politicanti, da coloro cioè che si battono per la poltrona e non per tener fede a quanto promesso agli elettori, è iniziata e, come al solito, è caratterizzata da litigi interni ai partiti, da incontri, dichiarazioni velatissime e smentite tutte all’insegna di "chi entra papa esce cardinale". Del mare tempestoso ove naviga il Paese non frega niente a nessuno, ripeto a nessuno, poichè tutti mirano ad avere un presidente di parte come, purtroppo, è tradizione.

L’Italia ormai è un paese malato in fase terminale: debito pubblico che continua a salire, tassazioni a livelli mai raggiunti, disoccupazione in aumento specialmente quella giovanile, magistratura che è una fonte continua di spese a fronte di scarsa efficienza, apparati di forze dell’ordine quasi in liquidazione (mancano addirittura i giubbotti antiproiettile e le auto sono ormai da rottamare), opere incompiute delle quali si è perso il conto, pensioni minime da fame, ma benefici e laute prebende a quelli che per una vita hanno goduto di tutto a spese del contribuente.

Se ci mettiamo inoltre le brutte, anzi pessime figure in campo internazionale (caso Marò) determinate dall’insipienza dei nostri governanti e le baggianate sui soccorsi agli immigrati che servono solo a portare denaro ai soliti noti, il quadro è estremamente desolante e veramente ci si meraviglia che l’Italia figuri ancora tra i "grandi".

La medicina suggerisce che in caso di gravi malattie si debba intervenire energicamente, anche con la consapevolezza di qualche effetto collaterale e non con gli impacchi caldi della nonna e/o dei soliti quaquaraqua. Orbene, questi "salvatori della poltrona" badano solo ad un proprio tornaconto politico e mai e poi mai si sono soffermati sulla reale sostanza del candidato prescelto e, pertanto, la scelta definitiva cadrà su chi probabilmente andrà bene per il colore e non per la sostanza.

Oggi come oggi l’unica persona che ritengo avere le qualità per assumere l’alto incarico è Silvio Berlusconi. Le feste ad Arcore, sindrome di “topite” latente, sono solo peccatucci veniali rispetto alle enormi potenzialità del personaggio in questione.

Elenco solo alcuni dei suoi "numeri": dal nulla ha costruito un impero, da premier ha imbastito rapporti internazionali tra i quali quelli con la Russia e con la Libia, che predecessori e successori non sono riusciti ad eguagliare, ha avviato i progetti delle grandi opere che voleva mettere in cantiere, ma che l’ottusità di alcuni ha fatto mettere in disparte. Il fatto stesso che la sinistra, però, nutrendo immenso ed ingiustificato odio, sia dovuta ricorrere a certi magistrati per estrometterlo dalla politica è la prova provata che gli altri al suo cospetto sono dei nanetti.

Per completare il quadro non bisogna trascurare i fatti relativi al deplorevole ribaltone del 2011, basati non su chiacchiere, ma su effettivi riscontri, a cui hanno fatto seguito tre governi del presidente, uno più catastrofico ed inetto dell’altro. Ebbene, se per estromettere Berlusconi dalla politica si è dovuti ricorrere a tanto, significa solo che gli altri al suo cospetto sono il nulla.

Mi raccomando, non sobbalziamo subito dalla sedia, poichè vale sempre il detto "nel paese dei ciechi chi ha un occhio solo è il re".