Pronto ddl reato tortura, compromesso tra polemiche

Dopo 29 anni, l’Italia sta per introdurre nell’ ordinamento il reato di tortura. Ma in modo molto diverso da come e’ stato previsto nella Convenzione Onu del ’94 e da come e’ stato recepito da tutti gli altri paesi Ue. Nel testo unificato messo a punto dal relatore Enrico Buemi (Psi), che verra’ esaminato dalla commissione Giustizia del Senato il 3 settembre, c’e’ una norma generica alla quale viene aggiunta l’aggravante nel caso che a commettere il reato sia un pubblico ufficiale.

In tutti gli altri Paesi della Ue e nella Convenzione Onu, invece, il reato di tortura e’ quello che viene commesso sempre e solo da un pubblico ufficiale. ”E’ chiaro che si tratta di un compromesso – spiega Buemi – tra chi non voleva che si delineasse il reato per ‘blindare’ le forze dell’ordine e chi voleva recepirlo traducendo in italiano il testo della Convenzione Onu”. Ma dopo anni di contrasti, alla fine, Pdl, parte del Pd, Scelta Civica e M5S un’intesa la trovano. Anche se viene giudicata ”insufficiente” da parti in causa come l’ associazione Antigone con Patrizio Gonnella (”Ne riduce l’impatto”) o come i senatori di Sel e il pd Luigi Manconi. Questi ultimi, infatti, avevano presentato dei ddl che recepivano in toto la Convenzione Onu. Nel testo unificato si introducono cosi’ due nuovi articoli nel codice penale, il 613 bis e il 613 ter, secondo i quali commette reato di tortura ”chiunque con violenza, minacciando di adoperare o adoperando sevizie o infliggendo trattamenti disumani o degradanti la dignita’ umana, infligge acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della liberta’ personale o non in grado di ricevere aiuto”. Pena: la reclusione dai 3 ai 10 anni. Stessa pena a chi non fa nulla per impedirla. Se il fatto e’ commesso da un criminale comune o da un mafioso ”la pena e’ aumentata”. Se invece e’ commesso da ”un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio, nell’esercizio delle funzioni, la pena e’ aumentata della meta”’.

Il presidente della commissione Giustizia del Senato Francesco Nitto Palma concorda con l’impostazione del relatore anche se avverte che il 2 settembre, giorno in cui e’ stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti, presentera’ un testo simile che ”calibra meglio le pene”, in parte riducendole: per il reato ‘comune’ la pena va dai 2 agli 8 anni. Se commessa da un Pubblico Ufficiale dai 3 ai 12. In caso di lesioni gravi dai 4 ai 16. Per lesioni gravissime dai 4 e mezzo ai 18. Nel testo Buemi si prevede anche il reato di ‘Istigazione a commettere tortura’. Pena: da 1 a 3 se il reato non e’ commesso, dai 2 agli 8 se a istigare e’ un pubblico ufficiale . Se a settembre scontro ci sara’, anche perche’ sul tema il Pd e’ diviso e Sel minaccia battaglia, l’obiettivo e’ che comunque non si ripetano piu’ casi come quelli di Bolzaneto, Aldrovandi o Cucchi. O come quello di Franco Mastrogiovanni, un maestro che venne tenuto legato mani e piedi a un letto di ospedale psichiatrico a Vallo della Lucania, per 87 ore di seguito, con tanto di video di sorveglianza che riprese la sua agonia. (I medici sono stati condannati in I grado per sequestro di persona). ”Il fatto – osserva Gonnella – e’ che con il reato generico il magistrato non sara’ vincolato ad alcuna applicazione specifica. Ma e’ molto curioso soprattutto se si pensa che la tortura in Italia sarebbe un reato costituzionalmente obbligatorio visto che l’unico caso in cui nella Carta si parla di ‘punizione’ e’ all’art.13 contro ‘ogni violenza fisica e morale su persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”.