Non credo proprio che dei dodicenni che spaccano le vetrine di un supermercato o rubano capi firmati da una boutique del centro abbiano improvvisamente scoperto i problemi del carovita, e mi sembra strano (come sussurra Crosetto) che dietro ci sia addirittura una “guerra ibrida” di Putin.
Piuttosto, mi hanno fatto pensare le interviste ai genitori assiepati davanti alla Questura a recuperare i figli, alcuni evidentemente sconvolti e che sicuramente non si erano resi conto in che guaio si fossero cacciati. Certo, molti di loro avrebbero dovuto tirar su meglio la progenie, ma è evidente che molti sono persone – italiane o straniere – che lavorano con fatica e sacrificio, disperate dal comportamento dei loro figli.
Il punto principale è allora cercare di capire chi ci sia dietro alla violenza che si è scatenata in questi giorni e se sia davvero spontanea, visto che assomiglia a una vera e propria “strategia della tensione” che non può essere nata solo dallo spirito di emulazione per quanto avviene da giorni in Francia o in Spagna.
Misteri sui quali speriamo si concentreranno le indagini, perché, se la polizia postale è un minimo efficiente, non dovrebbe poi essere impossibile risalire ai punti di partenza, se ci sia una regia unica dietro agli scontri e perché si sia organizzata proprio adesso.
Sulle responsabilità per i danneggiamenti, invece, giusta la conferma del governo che “chi sbaglia paga” e quindi che la responsabilità pesi sui genitori: se un figlio minorenne in bicicletta investe un pedone ne rispondono loro, a maggior ragione si applichi lo stesso concetto anche a chi ruba o spacca una vetrina.
Intanto non è un caso che a sinistra si condanni la violenza, come è naturale, ma subito dopo si riapra uno spiraglio di comprensione per le motivazioni “sociali” della protesta, che così diventano un ulteriore terreno di scontro contro il governo “insensibile” davanti ai problemi.
Lo sciopero generale con manifestazioni annesse indetto dalla CGIL per il 20 novembre (di venerdì, ovvio) sa tanto di voler volutamente far scaldare la tensione.
Certo, non aiuta anche Mattarella che – all’invio da parte del governo di 500 soldati a Milano – subito fa ricordare dalle veline del Quirinale che “estendere i poteri alle forze armate non è in linea con gli standard delle democrazie occidentali e altererebbe permanentemente il ruolo istituzionale dell’esercito”.
Cosa faranno, allora, i militari: solo le belle statuine, se non possono operare per mantenere l’ordine pubblico fermando gli eventuali delinquenti?
Frase molto ipocrita, ma una freccia in più e un “aiutino” per la Schlein, che insiste sul “governo inadeguato”, con gli scontri che avvengono in piazza proprio nel giorno – sarà una combinazione – della sua auto-incoronazione a sfidante ufficiale della Meloni.
A questo proposito, obiettività sarebbe però ricordare a tutti gli italiani che buona parte degli incrementi delle bollette – e quindi causa del caro-energia (a sua volta responsabile dell’aumento generale dei prezzi) – sono dovuti solo all’applicazione dei piani europei per la transizione energetica e ai relativi pesanti surplus di tassazioni sui consumi.
Balzelli contro i quali si battono da tempo il governo e la Meloni, ma che furono votati a Strasburgo – la scorsa legislatura – proprio da verdi, sinistra e parte dei popolari europei, inseguendo le velleità ecologiste, ma a tutto svantaggio di situazioni come quella italiana.
Vedremo se questo fine settimana ci sarà un bis di violenze e speriamo di no, ma intanto resta il disorientamento, la paura, la ferita aperta nel cuore di Milano, che teme il ripetersi di questi incidenti per i quali c’è anche il rischio che scatti lo spirito di emulazione, con il moltiplicarsi degli assalti anche in altre città.



























