Processo escort, Patrizia D’Addario tenta il suicidio davanti al tribunale di Bari (VIDEO)

Sono lontani i tempi in cui Patrizia D’Addario arrivava in motoscafo, come una diva, al Festival del cinema di Venezia. Era sorridente, capelli biondi al vento, tubino nero e tacchi vertiginosi. Prometteva che avrebbe scritto un libro sulla notte che Silvio Berlusconi preferi’ passare a letto con lei, nel 2008, piuttosto che partecipare ad un party nell’ambasciata Usa per l’elezione di Barack Obama. Aveva stuoli di fotografi e di cronisti che l’assediavano, che volevano conoscere particolari piccanti sulle sue avventure con l’allora premier.

Sembrano passati tanti anni dal vedere oggi la parabola della escort piu’ famosa d’Italia, di colei che aveva fatto esplodere lo scandalo sulle feste hot nelle residenze del leader di Forza Italia, e che oggi ha tentato il suicidio ingerendo farmaci davanti al tribunale di Bari. Patrizia D’Addario dice di aver perso tutto e di essere rimasta da sola, senza neppure il lavoro. Anche il suo libro ‘Gradisca Presidente’, annunciato come un bestseller, e’ stato subito ritirato dal mercato perche’ non erano stati apposti i bollini Siae.

"Sono l’unica che non ha avuto nulla", ha detto ai cronisti durante ogni udienza del processo a Gianpaolo Tarantini e a Sabina Began, l’ape regina dei party berlusconiani, condannati oggi a 7 anni e 10 mesi e a 16 mesi di reclusione. Ogni volta che nel dibattimento emergeva che Barbara Guerra aveva ricevuto in dono dal Cav una villa da un milione di euro a Bernareggio (Monza) e un appartamento nel centro di Milano, lei faceva spallucce. E quando si parlava della sfarzosa casa milanese da 1,5 milioni regalata da Berlusconi a Sabina Began rimaneva impietrita. Diceva di volere giustizia.

Per questo si era costituita parte civile nel processo a carico di Tarantini, Began e di altre cinque persone e aveva chiesto un milione di euro di danni. Il Tribunale oggi glielo ha negato ritenendo che lei, cosi’ come le altre ragazze che erano parte civile, si e’ prostituita volontariamente con Berlusconi e, quindi, il danno e’ inesistente. "Ora non mi resta che il suicidio", ha detto la donna abbandonando l’aula dopo la sentenza. Prima si e’ sfogata in lacrime davanti alle telecamere, poi ha ingoiato, davanti al tribunale, 40 compresse di Eutirox, un farmaco per la tiroide. Dopo pochi minuti e’ svenuta. Il suo avvocato, Fabio Campese, ha chiamato un’ambulanza che ha portato la donna in codice rosso al Policlinico. La lavanda gastrica e due giorni di ricovero dovrebbero rimetterla in sesto. Al resto pensera’ la sua psicologa di fiducia. Nella mani del legale e’ rimasta la lettera scritta di getto dalla donna prima di crollare al suolo. Una lunga missiva in stampatello in cui dice al penalista: "Fai giustizia e aiuta la mia famiglia".