Per gli italiani all’estero sempre e solo promesse – di Giorgio Brignola

Gli italiani all’estero sono poco più di quattro milioni. Una fitta schiera d’umanità che continua a mantenere contatti con la madre Patria. Non solo per rapporti di parentela, ma anche per interessi concreti che, nonostante i tempi difficili, sono presenti nel Bel Paese.

Certo è che le incoerenze nei confronti della nostra comunità d’oltre frontiera ci sono ancora tutte. Come se il suo status non facesse parte della realtà nazionale.

Sulla questione desideriamo tornare per evitare, come spesso ancora accade, che l’Italia del XXI Secolo sia annoverata solo come Paese delle immigrazioni drammatiche. La pubblica opinione, anche al tramonto di questo 2015, è assai più informata sulle problematiche di chi, dall’altra sponda del Mediterraneo, cerca in Europa una nuova dimensione di pace e di sopravvivenza. Però, il detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore” non deve trovare accoglimento passivo nei confronti degli italiani nel mondo. Sarebbe troppo comodo e, politicamente, inqualificabile.

C’è da rivedere, ma sul serio, i profili della “rappresentatività”. In tutte le sue forme normative. Del resto, il potere legislativo continua a tener conto, solo marginalmente, delle esigenze socio/economiche degli italiani d’oltre confine. Riteniamo che il tempo delle “promesse” sia terminato. Con la conseguente rivalutazione del ruolo degli italiani all’estero nelle questioni nazionali.

Una volta sistemati, ma sul serio, gli obiettivi della “rappresentatività”, c’è da riscoprire quello della loro “partecipazione” attiva. Ci sarà qualcuno, più coerente degli altri, intenzionato a offrire spessore al nostro dire?

Ciò che, in ogni caso, ci preme è che sia messa la parola “fine” alla ridda di promesse disattese che la nostra comunità nel mondo non intende continuare a subire passivamente.