PdL, si ritorna davvero a Forza Italia? – di Laura Neri

Roma 20080410 - Chiusura campagna elettorale PDL. FOTO ALESSANDRO DI MEO

Popolo della Libertà è un nome che non dà emozione, viene ridotto all’acronimo PdL e non comunica entusiasmo nell’elettorato: va cambiato. Silvio Berlusconi, che già un anno fa ripeteva giorno dopo giorno questo ragionamento, sembra essersi davvero convinto del fatto che per uscire dalla palude in cui il PdL si è ficcato ci sia bisogno di un ritorno allo spirito del ’94, un ritorno al passato, che veda Forza Italia protagonista ancora una volta.

Angelino Alfano, partecipando a Porta a Porta, davanti a milioni di italiani ha confermato: “Ormai è deciso, si torna a Forza Italia, il processo è irreversibile. Questa idea unitaria è importante, e sarà accolta anche dai molti amici che non vengono da Forza Italia e che accetteranno questa idea”. L’attuale segretario del PdL ha anche voluto lanciare una frecciatina alla pasionaria azzurra: “Capisco quindi la gioia di Daniela Santanchè che non ha mai fatto parte di Forza Italia e potrà finalmente esordire in questo partito".

PdL addio? Presto per dirlo. Anche se è vero che l’attuale partito, dopo la fusione con Alleanza Nazionale e dopo lo strappo con Fini, deve essere in qualche modo superato, perché il marchio è consumato. Ed è vero anche che il Cavaliere sarebbe lanciatissimo: “Questa volta nessun rinvio. Cambio tutto, preparatevi”, avrebbe detto ai suoi. Così, mentre il Popolo della Libertà lascia la storia sede di via dell’Umiltà per spostarsi in piazza San Lorenzo in Lucina (un risparmio di due milioni di euro l’anno per quanto riguarda l’affitto), le riunioni e gli incontri politici proseguono febbrili. Perché un nuovo partito avrebbe bisogno anche di un nuovo leader. Alfano? Gli manca ancora quel famoso “quid”, e così il Cavaliere avrebbe in mente una donna: Daniela Santanchè, forse, o addirittura – nonostante le smentite – Marina Berlusconi, sua figlia, che nei sondaggi supera il 25% dei consensi. Non moltissimo, a dire la verità, ma siamo ancora agli inizi. Santanchè invece dovrebbe occuparsi per ora della reggenza nella transizione dal PdL a Forza Italia 2.0; il tempo stringe, le elezioni potrebbero essere dietro l’angolo, e bisogna fare in fretta.

MICCICCHE’ ATTACCA ALFANO: ‘NON SA FARE IL SEGRETARIO’ Angelino Alfano? “Per tante cose è bravo. Ma fare il segretario di un partito non è mestiere suo. Prendiamo ad esempio la Sicilia, la sua regione, quella in cui dovrebbe essere più forte. Ecco. Non puoi partire dal 61-0, da sei presidenti di province su nove, da sei sindaci di capoluogo su nove e poi perdere tutto. Regione compresa. Per non dire delle amministrative in tutto il resto d’Italia, da due anni a questa parte. Dopo tante batoste, l’allenatore si cambia. Oppure ti porta in serie C”. Gianfranco Miccicchè parla da “osservatore esterno”, ci tiene a sottolineare, visto che “non ho titoli per esprimermi sul Pdl, non faccio parte da tempo di un partito che non è mai nato. Guido con orgoglio Grande Sud. Ma se riparte Forza Italia, allora posso dire la mia”. Per Miccicchè Alfano dovrebbe “farsi da parte”. ”Se oggi rinascesse Forza Italia con lo spirito del ’94 – spiega ancora il leader di Grande Sud – , dunque con gente nuova, col coinvolgimento vero della società civile, allora l’entusiasmo sarebbe coinvolgente per vecchi e nuovi elettori. Impensabile invece se restano queste figure al comando”.

I PIU’ CRITICI L’idea di una nuova Forza Italia entusiasma, oltre a Daniela Santanchè, anche l’amazzone Michaela Biancofiore, Giancarlo Galan, Denis Verdini e Daniele Capezzone. Ma non tutti sono pronti al grande salto. Fabrizio Cicchitto non a caso precisa: "Sulle caratteristiche che il partito dovrà assumere la discussione aperta, e non può certamente essere risolta a colpi di editti". E Maurizio Gasparri avverte: “sono scettico sui ritorni al passato, perché suscitano emozioni in chi l’ha vissuto ma non risolvono il problema. Mi interessa il contenuto, più che l’abito. E sono contrario alla frammentazione. Vedremo che verrà fuori".

GLI ESPERTI DI MARKETING POLITICO DIVISI Intanto sul ritorno a Forza Italia si dividono gli esperti di marketing politico. Luigi Crespi, che in passato è anche stato sondaggista dell’uomo di Arcore, è positivo: “L’identità di brand del Pdl è negativa perché al suo nome vengono associati alcuni ‘disastri’ come la fine dell’alleanza con Gianfranco Fini e il crollo del Governo Berlusconi”. Forza Italia “a distanza di venti anni dalla sua creazione, frutto di uno studio approfondito, mantiene intatto tutto il suo valore di novità”. Per Alessandro Amadori, presidente di Coesis research, il PdL ha concluso un ciclo: “Lo abbiamo visto alle ultime elezioni: senza l’effetto Berlusconi il partito sul territorio scompare. Per il Cavaliere l’unica possibilità di rigenerarsi è quella di riproporre lo spirito del ’94. Quindi il ritorno a Forza Italia ci sta”. La pensa in maniera opposta Mario Rodriguez (MR & Associati Comunicazione): “Nella riproposizione di Forza Italia manca completamente l’effetto sorpresa. Più che un’operazione di marketing mi sembra packaging: un segno del logoramento concettuale di Berlusconi. L’elemento costitutivo aziendale di Forza Italia, un partito elettorale nata dalla struttura di Publitalia, è andato distrutto dall’immissione di Alleanza nazionale. Quello che serve ora al centrodestra è riconnettersi con la realtà dell’elettorato dopo la ‘mareggiata’ del Movimento 5 Stelle”. Antonio Noto, direttore di Ipr Marketing, commenta: “Dubito che il nome del nuovo partito sarà alla fine proprio Forza Italia: Berlusconi è un uomo di marketing e sa che in qualsiasi operazione di marketing, sia di consumo che politico, se si vuole rigenerare entusiasmo, non si può semplicemente tornare al passato”.