"Non ho tradito Berlusconi ma ora si pone il problema della sua successione": lo dice al Corriere della Sera l’ex presidente del Pdl al Senato, Renato Schifani che spiega così la scelta di non entrare in Forza Italia: "Non sono io ad aver cambiato idea. Sono cambiate le cose. Di qui la mia presa di distanza politica, non certo personale dal presidente Berlusconi, al quale sono e resterò legato. D’altronde il 2 ottobre, se lui non fosse intervenuto in aula al Senato, avrei espresso la sfiducia al governo, sebbene lo ritenessi un errore. Ma ero capogruppo del Pdl e se mi fossi dimesso in quel frangente il mio gesto sarebbe stato traumatico e inopportuno. Quello sì un tradimento, che Berlusconi non avrebbe meritato. Purtroppo dal giorno seguente ci fu una accelerazione che faceva prevedere la rottura, perché si affermava l’automatismo tra la decadenza di Berlusconi e la crisi del governo. Stava prevalendo una linea estremistica che aveva per obiettivo la rivalsa su Alfano, con il quale si volevano regolare i conti a grave discapito anche della stabilità del Paese. Quella linea antagonista, dettata da figure del partito che non vengono dalla nostra storia, ha provocato il fallimento dell’ultima mediazione, che mi ha convinto a lasciare".
A chi li accusa di far parte della schiera dei ‘poltronisti’ Schifani replica: "Personalmente ho lasciato la poltrona di capogruppo per aderire al Nuovo centrodestra. Non concorro ad alcuna carica, non sono candidato né intendo candidarmi a ruoli istituzionali. Quanto ad Alfano sta facendo un percorso coraggioso, senza rinnegare i valori del berlusconismo e tenendo salda la scelta di campo in una logica bipolare. E una scommessa forte la sua, e insieme un gesto di responsabilità verso il Paese e una sfida per il rilancio del centrodestra. Ci sono sei milioni di elettori da recuperare, non va dimenticato. Occorrerà essere incisivi nel governo sul versante delle riforme e sul terreno economico. Abbiamo un anno di tempo. Ci giochiamo tutto".































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