Patronati italiani all’estero, Di Biagio (Ap) interroga Poletti

Aldo Di Biagio, senatore di Area Popolare, ha presentato una interrogazione a risposta orale indirizzata al ministro del Lavoro e delle politiche sociali sul tema patronati italiani all’estero. Di seguito il testo integrale.

L’INTERROGAZIONE

Per sapere, premesso che

risulta all’interrogante che la Direzione Generale delle Politiche Previdenziali e Assicurative del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali per quanto concerne l’attività di vigilanza sugli istituti di Patronato, abbia diramato il "Vademecum per lo svolgimento delle attività di vigilanza sugli istituto di patronato e di assistenza sociale" destinato ai funzionari ispettivi del Ministero del Lavoro, al fine di definire delle linee operative di indirizzo, omogenee e chiare tali da rendere le attività di ispezione realmente efficaci;

la legge n. 152 del  30 marzo 2001 con le sue novelle sebbene abbia previsto l’individuazione di formule ispettive tese a garantire la maggior uniformità nelle ispezioni istituzionali, al fine di consentire una vigilanza ministeriale di cui all’articolo 15 della citata legge quanto più armonica e fattiva indipendentemente dalla struttura patronale oggetto della stessa, nei fatti – come d’altronde lo stesso vademecum di cui in premessa conferma – non sembra sia stata espressa una puntuale disciplina in materia di accertamento ispettivo del Ministero in indirizzo verso le strutture patronali oltre confine presso le quale sussistono indiscutibili criticità legate alle dinamiche di statisticazione delle pratiche;

tenendo conto che la Commissione di cui all’art 16 del decreto ministeriale 764 nonché le modifiche legislative in materia di finanziamento dei Patronati, come pure le interpretazioni rese in argomento dal Ministero del Lavoro hanno sempre fatto salvo il  principio  secondo cui la statisticazione di una pratica, in convenzione internazionale, da parte di una consorella sede estera è esclusivamente possibile, se l’intervento della sede estera dello stesso Patronato ha determinato con il proprio intervento per il richiedente un vantaggio effettivo economico o sociale" e che le attuali modalità di statisticazione, come previsto dalla nota circolare n. 5 del 2010 del Ministero del Lavoro, sono in sintonia con quanto precedentemente disposto dallo stesso Ministero in indirizzo;

considerato che lo stesso Ministero in indirizzo nella prassi dimostra coerenza rispetto alle disposizioni da lui stesso impartite,  di contro sussistono ancora dei dubbi circa la possibilità in capo agli istituti di patronato di statisticare le pratiche svolte in Italia nei confronti di diversi enti previdenziali stranieri,   anche in ragione del fatto che sia diventata una prassi quella di far statisticare le pratiche estere da parte della consorella estera, senza dover documentare l’intervento mirato alla risoluzione delle pratiche stesse a beneficio degli utenti;

Non sussistendo indicazioni atte a disciplinare le prestazioni per le attività dei patronati all’estero e potendo i patronati continuare ad optare per la statisticazione delle attività in Italia o all’estero, risulta alquanto complesso che gli ispettori possano effettuare i controlli all’estero in assenza delle tabelle entro cui catalogare le singole prestazioni, a differenza di quanto avvenuto per l’organizzazione delle attività in Italia, pertanto la gestione delle modalità accertative dei funzionari ispettivi del Ministero in indirizzo saranno soggette alla discrezionalità degli stessi, in assenza di norme puntuali e chiare per tutti e tali da esorcizzare i difetti di statisticazione che oggettivamente condizionano l’operato di alcune strutture di patronato oltre confine;

il vademecum di cui in premessa, risulterebbe essere il frutto di un tavolo di lavoro composto dai dirigenti delle strutture territoriali del Ministero in indirizzo, pertanto, nelle intenzioni, dovrebbe configurarsi come un indiscutibile punto di riferimento per gli addetti ai lavori in materia di funzionamento e validità degli accertamenti ispettivi, ma il mancato riferimento alla configurazione degli accertamenti ispettivi presso le sedi estere rende lo rende incompleto sollecitando l’urgenza di una sua completezza al fine di consentire la valutazione di tutte le fattispecie ispettive possibili;

come si intende intervenire sui limiti della disciplina degli accertamenti ispettivi di cui in premessa, al fine di individuare delle disposizioni chiare e vincolanti afferenti la gestione degli stessi presso le sedi estere dei patronati attualmente condizionata da una sorta di "anarchia ispettiva" che – data la sussistenza di una disciplina incompleta – esorcizza l’ipotesi di individuare falle e illegittimità del sistema di statisticazione;

se si intende individuare strumenti adeguati e specificamente validi e dotati di opportuna formazione per gli accertamenti ispettivi oltre confine, al fine di individuare le fattispecie di "doppia" statisticazione attualmente impossibili da rinvenire.

Aldo Di Biagio