Nel momento in cui mi accingo a scrivere, non sono tornato da nemmeno un’ora a casa, dopo avere vissuto da dentro la kermesse azzurra. La palpabile tensione delle ore antecedenti la manifestazione s’è arenata in una calma apparente in cui, al rush finale, il leader di Forza Italia ha deciso di disertare. Proprio così, essendo saltato l’evento nazionale che avrebbe coronato a Roma questi vent’anni d’attività politica, il plenipotenziario pugliese Raffaele Fitto ha pensato bene di fargliela nella sua terra l’iniziativa, dimostrando non solo le note ed ottime capacità organizzative dell’ex governatore, ma anche il rispetto e l’interesse che come capo dei lealisti ha mostrato nei confronti di B. in questa stagione tempestosa.
I retroscena hanno sottolineato che l’ex premier sarebbe giunto a Bitritto (Ba), soltanto nel caso in cui Toti fosse stato accolto con tutti gli onori e soprattutto se Fitto avesse digerito di buon grado la nomina tanto ostacolata a Coordinatore unico della rinata Forza Italia per l’ex direttore Mediaset. Ma alla fine il Cavaliere non solo non è stato presente, ma non ha nemmeno registrato un videomessaggio o fatto una telefonata in diretta, segno tangibile di una nevrosi intestina che si sta consumando nell’apparato digerente del movimento.
“Leali sì, ma fessi no!”: è questo il messaggio che ha lasciato sottintendere il delfino leccese, ricordando a Berlusconi l’importanza e la vitalità delle rappresentanze locali, cittadine, provinciali, regionali, da valorizzare e portare in alto, come ricambio generazionale interno.
A Raffaele non riuscì di scavalcare Vendola, riuscirà con Berlusconi?
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