Nell’era di internet 2 milioni alla stampa italiana all’estero – di Emanuele Esposito

The edition of the November 8, 2012 of the Corriere della Sera newspaper, with its frontpage on the results of the US presidential election is being printed on November 8, 2012 at the newspaper printing house in Milan. Founded in 1876, the Corriere della Sera is one of the main Italian daily newpspaper, with its offices located Via Solferino in Milan, in the same buildings since the beginning of the 20th century. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo credit should read GIUSEPPE CACACE,GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

La legge di stabilità é stata approvata e, a parte qualche piccola modifica che non servirà a nulla, il maxi emendamento che ha ottenuto la fiducia al Senato porta via dalle tasche degli italiani un bel po’ di soldi. A vantaggio della casta, naturalmente. Letta dice di no, ma i numeri sono numeri: la Marina Militare si porta via 6 milioni di euro; dei 5 milioni per gli italiani nel mondo, ben 2 sono destinati al rinnovo dei Comites, altri 2 alla stampa italiana all’estero, e solo 600 mila euro al rifinanziamento per l’assistenza agli italiani indigenti. Una sproporzione che rivela quanta sensibilità alberga nella nostra classe politica.

Per il settore estero dell’editoria vengono spesi, come abbiamo detto, 2 milioni, chissà con quali artificiose motivazioni, considerando che nell’era di internet si continua col dare risorse alla "vecchia" e inflazionata categoria della carta stampata. I senatori del Pd si dichiarano comunque soddisfatti. Si poteva fare di più ma é un grande traguardo, dicono. "In un contesto così difficile, aver sbloccato 5 milioni di euro è comunque un risultato importantissimo. Per questo dobbiamo sottolineare la sensibilità e la disponibilità che il governo, i relatori e i colleghi hanno dimostrato verso gli italiani nel mondo". Spero che voi stiate scherzando, cari politici!

Avete dato 2 milioni all’editoria e 600 mila euro all’assistenza, questo ce lo dovete spiegare bene! Per i 200 mila euro concessi alle agenzie specializzate per i servizi di stampa dedicati agli italiani nel mondo, mi viene da piangere; scusatemi la franchezza, non me ne vogliate, ma ci fate o ci siete?

Il governo, nella notte del 26, con una maggioranza ormai in bilico, ha dato alla luce una delle peggiori manovre degli ultimi anni: a parte un timido aiutino, reddito garantito per poche migliaia di persone e qualche regalino all’amico lobbista di turno, tutto il resto è fuffa. Questa manovra, che non taglia niente ai parlamentari ma impone pesanti sacrifici ai cittadini, fa scattare una nuova ondata anti-casta, con l’Italia intera che attraverso la rete invoca a gran voce una rivoluzione totale. A questo punto, conviene che nulla cambi, che tutto continui all’insegna dell’immobilità parlamentare. Perché ogni lite, ogni discussione o distinguo, rischiano solo di generare nuovi costi sulle spalle dei contribuenti.

Il Sole24Ore ha messo sotto la lente il costo dei Gruppi parlamentari e delle singole formazioni che ne fanno parte. Il conto è salatissimo. I gruppi pesano sulle tasche degli italiani 35,7 milioni di euro e ogni volta che ne nasce uno nuovo arriva a costare da solo tre milioni di euro. Ogni gruppo, infatti, ha un suo personale, sue spese di segreteria che incidono complessivamente per il 69,5% sui costi di funzionamento. Per ospitare un nuovo gruppo bisogna trovare nuovi uffici o adibire i vecchi a nuovi "ospiti": sposta di qua, trova nuovi spazi di là, non scandalizza più il fatto che, solo per l’affitto di uffici al centro di Roma, Montecitorio spenda 35,3 milioni di euro all’anno. Alla fine dei conti la sola Camera spende ogni anno 57mila euro a deputato, costi aggiuntivi rispetto alle indennità e ai rimborsi vari. Di tutto questo nessuno ne parla, perché? Semplicemente perché conviene a tutti i protagonisti della farsa far passare come necessità della politica quello che è il grande business di questi tempi. E c’è pure chi esulta per una manciata di soldi per gli italiani nel mondo! Come diceva Totò, "ma mi faccia il piacere".