Mattarella, Renzi: più forti per cambiare l’Italia, voto nel 2018

"Ma quali elezioni anticipate?", risponde cosi’ Matteo Renzi al Tg1 a chi gli chiede se pensi al voto anticipato. "Finalmente l’Italia torna a vedere segnali di ripresa, ancora timida, ma ci sono le condizioni perche’ dopo anni di crisi e segni meno l’Italia torni al segno piu’. E secondo qualcuno dobbiamo metterci a discutere al nostro interno delle elezioni. Si votera’ nel 2018", aggiunge Renzi. "Le riforme andranno avanti comunque. Io scommetto anche con l’apporto di Forza Italia, perche’ non sono riforme per il Pd o per Fi, ma sono riforme per il Paese".

"Non abbiamo eletto un nostro supporter, un nostro tifoso. Ma un arbitro. Se dira’ dei si’ o dei no li dira’ sulla base della carta costituzionale. Non saranno si’ o no ai partiti politici ma nell’interesse dell’Italia". Quando gli elettori hanno dato al Pd il 40,8 per cento alle europee hanno detto "basta con le solite divisioni, correnti e polemicucce. Oggi il Pd ha dato una risposta all’altezza di quella richiesta. Oggi e’ un giorno bello non solo per deputati e senatori del Pd ma anche per iscritti e militanti". "Abbiamo detto buon lavoro a Mattarella insieme al presidente Napolitano ed e’ il buon lavoro che gli augurano tutti gli italiani", conclude il premier. 

L’APPROFONDIMENTO Con una frase di rito, e con una ricca dose di scaramanzia, aveva chiarito, alla vigilia, che l’elezione del presidente della Repubblica non era un "referendum ne’ su di me ne’ sull’Italia". Ma oggi Matteo Renzi, raccontano i suoi, "non sta nella pelle" per l’esultanza. Il successo per il premier e’ triplice: una maggiore forza del governo, e in primo luogo sua, per andare avanti "con piu’ determinazione" sulle riforme; un ricompattamento del Pd con un dialogo aperto con Pier Luigi Bersani. E un successo da presentare all’estero per dimostrare che l’Italia e’ "credibile" anche nella scelta delle istituzioni.

Pur costruita a tavolino in ogni passo, il premier e lo stato maggiore del Pd non hanno mollato fino all’ultimo l’operazione Quirinale. Fino a quando e’ cominciata la quarta chiama, i pontieri sono stati al lavoro sia per tentate di convincere Silvio Berlusconi ad una retromarcia. Sia per vigilare, ma senza un eccessivo controllo, eventuali complotti di franchi tiratori Pd che, pero’, gia’ ieri erano stati esclusi.

"Alla fine i franchi tiratori saranno stati al massimo 5", sostiene il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, coinvolto da Renzi nel "gabinetto di guerra" e che, pur nella minoranza, ha fatto da cerniera per arrivare all’intesa con Bersani e la minoranza dem. Il premier, riunito con Luca Lotti e pochi fedelissimi nella sala del governo, ha voluto lasciare la ribalta del successo al Pd, come fece la sera della vittoria alle europee con la foto di gruppo al Nazareno, dove lui era l’unico assente. Ma, pur con un profilo basso, il premier sa di essere il regista di quella i suoi definiscono "un capolavoro di buona politica".

Certo sulla strada Renzi ha lasciato l’intesa di ferro con Silvio Berlusconi. I rapporti sono ai minimi termini come dimostra il freddissimo scambio di battute oggi alla buvette con Giovanni Toti. "Ci hai fottuto", gli ha detto senza giri di parole il consigliere del Cavaliere. "No, siete voi che l’avete gestita male" gli ha ribattuto, senza pentimenti, il premier. Che comunque, a quanto si apprende, nel pranzo di festeggiamento a Palazzo Chigi, subito dopo l’elezione di Mattarella, si sarebbe detto convinto che "poco alla volta faremo capire al Cavaliere che sulle riforme bisogna starci".

Anche perche’ il leader Pd ha tratto dal successo politico dell’elezione del nuovo Capo dello Stato ancora piu’ carica ad accelerare sulle riforme. Convinto che Mattarella sara’ dalla parte delle riforme e rispettoso della centralita’ politica di Palazzo Chigi. "Mattarella avra’ piu’ un ruolo di garante che non vuol dire che non dira’ dei no ma non vorra’ avocare a se’ funzioni non sue", spiega un ex Dc doc.

Ma, al di la’ del rapporto tutto da creare con il nuovo Capo dello Stato, Renzi oggi ha dato un input preciso ai suoi: avanti tutta in parlamento per chiudere la delega della P.A e la riforma delle banche mentre il consiglio dei ministri, ha annunciato oggi il premier, approvera’ a breve la riforma della scuola e il green act. Nessuna intenzione, invece, per ora di aprire rimpasti di governo o riequilibri della maggioranza nonostante le tensioni, poi rientrate, con Angelino Alfano. L’unica casella da riempire sara’ quella del ministero degli Affari Regionali, lasciato libera da Maria Carmela Lanzetta. Ed e’ probabile che, in nome di una ritrovata unita’ interna, Renzi proponga il ministero al bersaniano Vasco Errani, da sempre stimato dal leader dem.