Marco Pannella, ‘continuo a fumare perché non voglio morire’

Marco Pannella, intervistato dal Fatto Quotidiano, racconta di avere fumato, nella sua intera vita, meno di dieci spinelli: “Io non sono un consumatore abituale di droghe leggere. In vita mia mi sarò fatto 8 o 9 spinelli in tutto e sempre in situazioni pubbliche, a sostegno delle mie battaglie politiche. Una volta, a una manifestazione, pensavo di fumare marijuana invece era una sigaretta e manco me ne sono accorto. Mi sono sempre bastate le mie Celtic".

Nell’intervista Pannella ridimensiona anche la vicenda della sua bisessualità: "Ho avuto qualche esperienza omosex e nemmeno troppo entusiasmante. Ma è chiaro che faceva gioco a tutti che io fossi ‘il drogato d’Italia’ o ‘ il frocio d’Italia’".

Pannella, 85 anni, in radioterapia per due tumori, uno al polmone e uno al fegato, operato in primavera per un aneurisma all’aorta addominale ed ora in sciopero della fame e della sete per la situazione nelle carceri, spiega: “Più metti alla prova il tuo fisico e più campi a lungo. Io ne sono la prova vivente" e "proprio perché non voglio morire continuo a fumare! Se dovessi smettere ci resterei secco. Non voglio suicidarmi. Il fumo in tutti questi anni ha impedito al mio corpo di ammalarsi. Due tumori alla mia età ci possono pure stare. Me ne frego. Semmai ho un dolorino ai reni che non si capisce cosa sia…".

Il leader radicale, dei suoi 60 toscanelli al giorno che fuma aspirandoli ("Ho cominciato quando Bruxelles ha messo il divieto alle Celtic, le mie sigarette preferite. Ne ho fumate 100 al giorno per una vita") dice: "I medici mi dicono sempre che, specie quando sono in sciopero della sete, mi fanno bene perché fanno aumentare la salivazione. Altrimenti sarei spacciato". Parla quindi della sua Satyagraha: "Sì, è pericoloso, ma io sono sempre monitorato. E ho il mio metodo: quando digiuno, prendo tre cappuccini al giorno oppure un pacchetto di patatine. Se non bevo, trecento grammi di ciliegie o di susine". Ma confessa che diverse volte ha rischiato seriamente la vita per i suoi digiuni: "Una in particolare, durante il processo a Saddam, con un Satyagraha per non farlo giustiziare. Il mio medico mi disse: se non lo impiccavano, ci restavi tu", "il Satyagraha è l’unica vera forma di lotta non violenta contro il potere. Invece di mostrare i muscoli, mostri la tua magrezza. Guardate Gandhi. Lui però quando digiunava stava a letto, io non mi fermo un attimo". Inoltre afferma che la telefonata del Papa, lo ha reso "felice": "Mi ha detto: ‘La ringrazio per il suo coraggio, continui a essere coraggioso’".