Marcello Dell’Utri fermato in Libano, ora estradizione (VIDEO)

Ad annunciarlo per primo questa mattina è stato Angelino Alfano, a margine dell’assemblea del Nuovo Centrodestra: “Marcello dell’Utri si trova in questo momento negli uffici della polizia libanese”. L’ex senatore PdL, ha spiegato il ministro dell’Interno, è stato rintracciato a Beirut dalla polizia libanese che ora è in contatto con la polizia italiana in ottemperanza con il mandato di cattura internazionale. E’ ora in corso una procedura che diventerà estradizionale".

Con il Libano infatti esiste un trattato di estradizione. Sulla base di un accordo bilaterale firmato a Beirut nel 1970 ed entrato in vigore il 5 aprile 1975, Italia e Libano di sono impegnate a "consegnarsi reciprocamente" tutti quegli “individui che, trovandosi nel territorio di uno dei due stati, sono perseguiti e condannati dalle autorità giudiziarie dell’altro stato".

Nel primo pomeriggio l’avvocato di Dell’Utri, Giuseppe di Peri, ha confermato: “Dell’Utri è stato fermato dalla polizia all’hotel ‘Phoenicia’ di Berut. Ora è trattenuto dagli agenti e spero possa essere liberato in attesa della procedura di estradizione". Il suo legale ha spiegato che non ha ancora sentito Dell’Utri, ma "spero che la polizia locale gli abbia fatto contattare un avvocato del posto. Le procedure per l’estradizione – ha aggiunto – sono partite, ma passerà almeno qualche settimana". Intanto Dell’Utri potrebbe essere considerato in stato d’arresto o rilasciato in attesa dell’esito delle procedure di estradizione. "Dipende – conclude Di Peri – dalle leggi del posto".

L’ARRESTO Dell’Utri è stato arrestato a Beirut alle 10.30 ora locale (le 9.30 in Italia): l’arresto è stato eseguito dalla polizia libanese e un funzionario della polizia italiana ha preso parte all’operazione. Dell’Utri era solo ed era munito di passaporto. Tutta l’attività info-investigativa che ha portato alla sua individuazione è stata condotta in collaborazione con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia.

L’ex senatore, secondo quanto si apprende, con sé aveva alcune decine di migliaia di euro. Al momento dell’arresto, non avrebbe pronunciato neppure una parola, rimanendo in totale silenzio.

L’ASSISTENZA CONSOLARE L’ambasciata d’Italia a Beirut sta prestando assistenza consolare all’ex senatore Marcello Dell’Utri fermato in Libano nelle ultime ore. "Come sempre avviene in questi casi, prestiamo assistenza consolare ad un nostro cittadino", lo ha detto un funzionario dell’ambasciata italiana a Beirut attualmente all’interno della caserma di polizia dove si trova Dell’Utri.

LE REAZIONI POLITICHE “Siamo rammaricati dal dover riprendere una polemica assurda e incivile, ma – come era evidente in partenza – il ministro degli Interni Alfano si è comportato in modo ineccepibile nella vicenda riguardante il senatore Dell’Utri". Lo dice Fabrizio Cicchitto, Ncd, rispondendo così a quelle forza politiche che per la vicenda Dell’Utri avevano chiesto le dimissioni da ministro dell’Interno di Angelino Alfano.

Francesco Giro, senatore di Forza Italia, commenta: “Sono esterrefatto. Marcello dell’Utri viene trattato come un criminale senza avere una condanna definitiva. Si è strillato alla fuga e alla latitanza e ora si scopre che l’Italia ha da 40 anni con il libano un trattato bilaterale sulla collaborazione giudiziaria che prevede anche l’estradizione". "Mi auguro, anche come vice presidente della delegazione italiana al Consiglio d’Europa, che Dell’Utri venga trattato secondo i principi della convenzione dei diritti dell’uomo. Violazioni e abusi sarebbero incomprensibili".

“Dell’Utri e Berlusconi non sono stati condannati grazie alla sinistra, ma, nonostante la sinistra, da pezzi di magistratura importante e da ottimi giornalisti che, grazie al loro lavoro, sono riusciti a smuovere l’opinione pubblica e far condannare padrini delle istituzioni”. Così Alessandro Di Battista, deputato di M5S e vicepresidente della commissione Affari Esteri commenta, a margine di un’iniziativa elettorale, l’arresto di Dell’Utri.

“Avevamo chiesto ieri come mai non se ne sono accorti. Se ne sono accorti, meno male, questa volta ci e’ voluto solo un giorno”. Lo ha detto Pippo Civati, Pd, a Bologna.

Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, è ancora molto duro contro Alfano: “Alfano annuncia l’arresto di Dell’Utri in Libano. Intanto in Italia continuano a sbarcare migliaia di clandestini, che mangiano e telefonano a spese nostre. Chissenefrega di Dell’Utri, fermate l’invasione! Alfano, dimettiti".

SCAMBIO DI ACCUSE TRA MAGISTRATI DI PALERMO, “ERRORE DEL PG” "L’errore non e’ dipeso dalla Corte d’appello ma dalla Procura generale". Il primo presidente della Corte palermitana, Vincenzo Oliveri, tira un sospiro si sollievo per la cattura di Marcello Dell’Utri a Beirut. Ma l’arresto dell’ex senatore del Pdl, che si era sottratto al possibile arresto in vista dell’udienza in Cassazione, prevista per martedi’ prossimo, non placa le polemiche sulle responsabilita’ della fuga di Dell’Utri all’estero.

Oliveri replica a muso duro al sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio, che oggi in un’intervista ha sostenuto di avere fatto il possibile per non far fuggire Dell’Utri (aveva chiesto il divieto di espatrio), aggiungendo che i giudici avrebbero esagerato nella richiesta di prove del pericolo che l’ex manager di Publitalia volesse lasciare il nostro Paese.

 "Ma quale pistola fumante – dice Oliveri citando un’espressione di Patronaggio – non era certo questa la pretesa della nostra terza sezione, presieduta dal collega Raimondo Loforti. Va detto che la Procura generale ha proposto una misura cautelare che non e’ prevista per il concorso esterno in associazione mafiosa: il divieto di espatrio, lo ha stabilito di recente anche la Corte costituzionale, si applica all’associazione mafiosa, ma non al concorso. C’e’ solo l’arresto, per questo tipo di reato, e i colleghi lo hanno praticamente scritto, in motivazione, nel provvedimento con cui hanno respinto la richiesta del pg. Ma la Procura generale ha presentato ricorso al tribunale del riesame, che tra l’altro ha confermato il rigetto, perdendo altro tempo e scoprendo le carte".

Proprio la lettura degli atti depositati al riesame, fra i quali c’era l’intercettazione ambientale dell’8 novembre scorso, in cui Alberto Dell’Utri, gemello di Marcello, diceva che il fratello si stava preparando ad andare all’estero, in Libano o Guinea Bissau, aveva forse convinto l’ex braccio destro di Silvio Berlusconi ad andare via dall’Italia. "I colleghi hanno fatto solo il loro lavoro – conclude Oliveri – e non hanno nulla da rimproverarsi".